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Perugia, cyberbullismo, social e revenge porn: “Mi sono fatta bocciare per non stare più in classe con chi mi prendeva in giro”

Arianna Sorrentino
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Cyberbullismo, social, web ma anche sexting e revenge porn. Sono questi i temi trattati durante la lectio magistralis tenuta da Flaminio Monteleone, sostituto procuratore del tribunale dei minori di Perugia, ai ragazzi dell’istituto Iis Cavour Marconi Pascal. La lezione si inserisce nel progetto Lex go, promosso dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con l’associazione nazionale magistrali e ha lo scopo di educare e formare alla legalità e ai valori di giustizia per promuovere il pieno sviluppo della persona e dei diritti di cittadinanza. “Le vittime di bullismo mutano profondamente le loro abitudini a causa degli atti persecutori ricevuti. Tendono a non socializzare più, ad avere ansia perenne e a isolarsi in ambito familiare”, dice Monteleone. È successo a una studentessa della scuola di sedici anni: “Ho subito bullismo a causa della mia erre moscia. Sono arrivata a farmi bocciare per non stare più in classe con chi mi prendeva in giro – racconta - Purtroppo il bullismo succede spesso. All’inizio si tende a giustificare, si pensa che quelle parole pesanti siano dette solo per scherzo. Poi ci si rende conto che i commenti negativi non si fermano, e iniziano a far male”. Con l’avvento dei social media nasce anche il cyberbullismo, realizzato attraverso strumenti elettronici. Dice un'altra sedicenne: “Ci sono delle applicazioni per i cellulari con le quali puoi scrivere e ricevere messaggi in anonimato. Come tellonym. Molte volte arrivano offese e insulti. Si tratta dei bulli che si mascherano dietro messaggi anonimi”.

 

 

Tra le varie declinazioni del cyberbullismo è stato affrontato il tema del baby revenge porn, definito come vendetta pornografica, ovvero, diffusione senza consenso di foto o video intimi allo scopo di denigrare e ledere la reputazione della persona coinvolta. Secondo la ricerca nazionale di Skuola.net del 2019, che ha coinvolto 6500 ragazzi dai 13 ai 18 anni, il 24% di loro ha fatto sexting, cioè scambio di foto intime con il partner, ma il 15% di essi ha subito la condivisione con terzi, senza consenso. L’invio del materiale ha come motivazione il banale scherzo nel 49% dei casi, il ricatto nell’11% e la vendetta nel 7%.  “Anche in Umbria accade questo. È un fenomeno incessante – dice Monteleone – è materiale con natura pedopornografica. Spesso sono coinvolte ragazze che inviano le proprie foto intime online senza nemmeno conoscere i profili a cui le mandano, con il solo scopo di ricevere apprezzamenti”.

 

 

A conclusione della lezione, una riflessione riguardo l’approccio concreto della scuola per combattere i vari fenomeni di bullismo. Conclude Monteleone: “Si dovrebbe instaurare un rapporto di fiducia tra professori, procura per minorenni e servizi sociali. Solo così si può creare una catena che ha l’obiettivo di aiutare la famiglia del minore affinché cessi il disagio e il pregiudizio nei suoi confronti”.