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Gubbio, "sonata straordinaria": le chiese della diocesi unite per la pace

Euro Grilli
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Oggi nel giorno dell’830° anniversario della canonizzazione di Sant’Ubaldo, Patrono di Gubbio, risalente al 5 marzo 1192, primo anno del Pontificato di Papa Celestino III, a mezzogiorno il Campanone e tutte le campane delle chiese della diocesi suoneranno all’unisono come segno e gesto di pace e di speranza. In questi giorni la comunità eugubina vuole dunque aggiungere un altro forte gesto, dopo quello della preghiera e dell’adorazione eucaristica della chiesa locale promossa a San Domenico la sera del Mercoledì delle Ceneri.
“D’accordo con il sindaco Filippo Stirati - spiega il vescovo Luciano Paolucci Bedini - abbiamo deciso di porre un segno di solidarietà e vicinanza per la Pace in Europa e nel mondo intero, contro la guerra e ogni forma di violenza tra gli uomini e i popoli”.

 

 


A mezzogiorno la Compagnia Campanari composta da 14 elementi (Luigi Francesco Barbi, Loris Ghigi, don Armando Minelli, Benedetto Lunani, Paolo Rogari, Stefano Casagrande, Claudio Mancini, Paolo Vannini, Lorenzo Olivieri, Pierpaolo Tomassini, Enrico Barbi, Sebastiano Rogari, Emanuele Francioni, Iacopo Cicci) più l’allievo Lorenzo Cipiciani farà una “sonata straordinaria” del Campanone e il vescovo ha invitato a unirsi tutte le campane della chiese della diocesi, a partire dalla cattedrale, fino a Umbertide e a Cantiano per invocare la pace per intercessione del santo patrono Ubaldo. “Vuol essere - ha spiegato il vescovo Luciano - un gesto per la città e la diocesi, in questo momento di angoscia e di sofferenza per tanti, da unire agli altri concreti segni di solidarietà che si stanno concretizzando in questi giorni”. Paolucci Bedini ha esortato i sacerdoti diocesani a continuare anche a proporre ai fedeli occasioni di preghiera comunitaria, per affidare questo triste momento al Dio della pace, invocando per tutti sapienza e coraggio.

 

 


“Forse - continua il vescovo - ci sarà chiesto in questi giorni amari e oscuri di porci in stato di solidarietà. Forse ci sarà bisogno di raccogliere fondi in denaro, o cose concrete, per offrire aiuti materiali a chi soffre, o di aprire le nostre case per accogliere chi fugge. Facciamolo, ma prima andiamo a verificare se tra le nostre ricchezze interiori ci sono i sentimenti e gli atteggiamenti fraterni di disponibilità al dialogo, di accoglienza delle differenze, di rifiuto di ogni forma di violenza. Se ci scopriremo poveri di tutto ciò, chiediamo al Dio della vita e della storia di renderci capaci di ascoltare la sua parola di pace per ogni uomo, ogni popolo e ogni terra”.