Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, vendono mille auto senza versare l'Iva: maxi frode di due milioni

Esplora:

  • a
  • a
  • a

Si fingevano esportatori abituali di automobili. Perché a questa categoria è permesso non versare subito l’Iva ai fornitori. Solo che loro non la versavano mai. Per mille automobili acquistate con questo sistema e poi rivendute, non hanno versato nemmeno un euro di Iva. E’ quanto hanno scoperto i funzionari del servizio antifrode degli uffici delle dogane di Perugia e Terni che hanno quantificato la maxi evasione in due milioni di euro. I funzionari dell’Adm, coordinati dalla Procura della Repubblica di Spoleto alla guida del Procuratore Alessandro Cannevale, hanno quindi fermato l’attività criminale del gruppo di imprenditori. Nei confronti di cinque persone, è partita la denuncia. Si tratta di tutti uomini tra i 40 e i 50 anni, due di loro, amministratore e consulente fiscale, residenti nella provincia di Perugia - a Foligno e Castiglione del lago - due in quella di Roma e uno in quella di Terni. Ai cinque viene contestata l’emissione di fatture soggettivamente inesistenti e altre ipotesi di reato di natura dichiarativa.

 

 

Le indagini erano partite nel 2018 grazie ad alcune anomalie riscontrate dai funzionari dei due uffici provinciali. Nel mirino delle indagini sono finite due società, una con sede legale in provincia di Perugia e gestite da un umbro che figurava quale socio unico e amministratore. Secondo quanto emerso, una sede operativa era stata fissata in provincia di Perugia, mentre l’altra, solo dichiarata, in quella di Terni. Il modus operandi scoperto dai funzionari dell’Adm consisteva quindi nell’acquistare le autovetture avvalendosi fraudolentemente dello status di esportatore abituale che consente di versare l’Iva all’erario solo dopo la vendita del mezzo al cliente finale. In realtà, come le indagini hanno permesso di accertare, le due società non avevano mai fatto cessioni intracomunitarie o esportazioni extra Unione Europea. Su ordine della Procura di Spoleto erano quindi state disposte perquisizioni in Umbria e nel Lazio - anche presso due rivenditori di una frazione della Capitale - che hanno consentito di recuperare una imponente mole di documentazione amministrativa, contabile e fiscale grazie alla quale è stato possibile ricostruire le operazioni fraudolente messe in atto dal sodalizio. I funzionari delle Dogane hanno pure ascoltato 32 fornitori di auto - che sono risultati essere estranei all’inchiesta - da cui le due società umbre si rifornivano.

 

 

 

Nel corso delle attività effettuate negli ultimi giorni dai funzionari, sono state sequestrate 15 automobili, 2 motociclette, denaro rintracciato dalle verifiche sui conti correnti societari nonché alcuni terreni e fabbricati in provincia di Perugia.