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Truffa del sesso e della pedofilia, falsa denuncia nei confonti di un 55enne perbene

Flavia Pagliochini
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Ad Assisi una mail dal contenuto impreciso e poco chiaro, ma con accuse infamanti. Ad un 55enne è stato infatti notificato, da un presunto commissario di polizia, un provvedimento di sequestro informatico con accuse per diversi reati in materia di pornografia minorile, pedofilia, traffico sessuale. Il tutto però era una truffa e la polizia di Stato ha voluto rendere noto quanto accaduto proprio per mettere in guardia i cittadini che spesso ricevono delle mail o dei messaggi online da parte di soggetti che, spacciandosi per agenti, avvisano il destinatario di provvedimenti a suo carico, in alcuni casi chiedendo anche soldi per far sparire le accuse. Fortunatamente in questo caso il destinatario della mail, pur spaventato, si è insospettito e si è rivolto agli agenti del commissariato agli ordini del vicequestore aggiunto Francesca Domenica Di Luca: “Si tratta di abili e convincenti truffatori che, sfruttando la paura delle vittime, riescono a estorcere centinaia di euro” spiegano.

Nello specifico il 55enne ha ricevuto una sospetta mail da parte di un presunto sostituto commissario della polizia di Stato, dipendente del Dipartimento di polizia postale e delle comunicazioni. La mail, dal contenuto impreciso e poco chiaro, informava l’uomo di aver commesso un reato visualizzando un sito riportante immagini pedopornografiche. Il 55enne è stato quindi sollecitato a inviare una mail con le proprie giustificazioni entro 72 ore per valutare le sanzioni da applicare, altrimenti, il sedicente ufficiale avrebbe inviato la denuncia all’autorità giudiziaria per provvedere al suo immediato arresto. La mail terminava con la minaccia che, qualora il destinatario non avesse risposto entro i termini indicati, si sarebbe proceduto alla pubblicazione del fascicolo giudiziario sulle principali testate giornalistiche e con l’invio alle “associazioni per la lotta alla pedofilia”, registrando il suo nome come molestatore sessuale in tutte le “amministrazioni europee e nel Registro nazionale dei reati sessuali” e informando inoltre la sua famiglia.

Pur spaventato, l'uomo si è insospettito e ha deciso di contattare la polizia di Stato presentandosi al commissariato di Assisi per sporgere querela. I poliziotti si sono immediatamente accorti che si trattava di un tentativo di truffa. Gli agenti hanno chiarito che la polizia di Stato e i suoi appartenenti non inviano mail per comunicare al destinatario di essere indagato, né chiedono risposte o giustificazioni per telefono o via mail, né richiedono il pagamento di sanzioni via internet. In casi sospetti come questi, come detto, l’invito è di contattare le forze dell’ordine.