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Perugino ucciso negli Usa, un'amica: "Vivevamo insieme, Chicago ormai è fuori controllo"

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Vivevamo a Regents Park in Hyde Park a Chicago, ad un miglio dalla casa di Obama e a ridosso del campus dell' University of Chicago dove lavoravo. Conosco bene quel quartiere e mi chiedo cosa sia successo per trovarlo solo dopo ore. La zona è sorvegliata, girano macchine della polizia e della security del campus. Quella zona si sa che è pericolosa, ma dopo la 60th. Ultimamente ho letto e mi raccontano che è una città fuori controllo un po' ovunque”. A scriverlo, in un lungo post di dolore e cordoglio per la morte di Diego Damis è Paola Dama, un’amica del 41enne perugino ucciso all’alba del 26 febbraio in South Greenwood Avenue, a poche centinaia di metri da casa sua, dove stava rincasando dopo aver lavorato a The Cove Lounge, dove Diego era bartender.

 

“Forse mio fratello è stato imprudente a voler rincasare a piedi” spiega il fratello maggiore Andrea, che nelle prossime ore raggiungerà Chicago. “Diego si fidava del prossimo è assurdo che sia stato ucciso così, anche se Chicago è una città violenta”. E sulle indagini della polizia americana Andrea spiega che “non ci sono novità sostanziali e ci hanno spiegato che ce ne daranno se e quando si arriverà all’individuazione di un responsabile”. Al momento, secondo i media statunitensi, non sarebbe stato fermato nessuno per il delitto di Damis. Secondo il Chicago Sun Times infatti Damis sarebbe stato trovato riverso a terra, colpito gravemente con diverse pugnalate, quando il suo aggressore era ormai scappato. “Secondo la polizia si tratterebbe di una rapina finita male”, aggiunge il fratello Andrea.

 

 

Uno strazio per i parenti che vivono in Italia e in Alaska. Una morte inspiegabile e assurda che lascia tutti sgomenti. Intanto a Chicago è arrivata una delle sorelle minori di Diego, Laura che prima di partire, con un post ha chiesto ai tanti amici perugini di consegnarle quanto avrebbero voluto far avere a Diego. “Le circostanze che ce lo hanno strappato hanno dell' assurdo - ha scritto Laura nel suo post - e del surreale ma ognuno di voi ha cercato di trovare parole di conforto per noi, che non ci diamo pace”.