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Guerra in Ucraina, operaio parte dall'Umbria e salva tre profughi

Alessandro Antonini
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I primi profughi della guerra in Ucraina ospitati in Umbria sono arrivati ieri, venerdì 25 febbraio. Sono tre persone: una madre con i suoi due bambini. A salvarli dalle bombe russe è stato un operaio ucraino trapiantato a Perugia dal 2007, Dmytro Kazmirchuk, 36 anni. Giovedì ha lasciato moglie e figlia a Perugia e con un amico ha preso la macchina: insieme hanno guidato per tutta la notte. Poco dopo pranzo, ieri, sono arrivati attraverso l’Ungheria nella zona ovest dell’Ucraina, in area di guerra: si sono fermati al confine e hanno soccorso consorte e prole di un amico di infanzia - soldato rimasto in Ucraina - provenienti dalla sua città, Ternopil. Erano in fuga dal conflitto. Li hanno caricati in auto e sono ripartiti.

 

 

“Siamo andati a prendere la famiglia di un mio caro amico - spiega Dmytro al Corriere dell’Umbria mentre torna dall’Ucraina -, una donna e due bambini che scappavano dai bombardamenti. Li portiamo a Perugia: li ospito a casa mia fino a quando sarà necessario. Tutti lo avrebbero fatto al mio posto”, ha detto l’uomo. Il 36enne lascia in patria altri amici e i genitori che stanno trovando riparo in bunker e rifugi messi a disposizione dal governo. “Già mercoledì le autorità ucraine hanno convocato tutti, mio padre compreso”, racconta ancora l’operaio ucraino, “e gli hanno spiegato come e dove trovare riparo in caso di bombardamenti”. Che sono puntualmente arrivati alle 3 del mattino. “Questa per noi non è una guerra inaspettata, è dal 2014 che ci sono azioni militari in corso da parte dei russi. Quello che posso dire è che si tratta di un’azione deliberata e unilaterale. L’obiettivo è invadere l’Ucraina, è quello che stanno facendo. Ma il nostro popolo si sta difendendo e si difenderà. Abbiamo molti uomini con esperienza militari ed esperti nei combattimenti. La popolazione tutta, residente in Ucraina o all’estero come me, li sosterrà in tutti i modi, fisicamente e con lo spirito. Intanto ci siamo da fare me mettere in salvo donne e bambini”.

 

 

Dmytro si è sposato a Perugia, con una sua connazionale, proveniente dalla Crimea. Hanno una bambina. L’ultima volta che siamo tornati a casa è stato per le vacanze di Natale, eravamo io e mia figlia e non c’erano le avvisaglie di una guerra imminente. Però, ripeto, è dal 2014 che c’erano le condizioni per azioni del genere”, conclude. Una sorta di guerra fredda durata per otto anni e deflagrata mercoledì. Kazmirchuk è dipendente della Ciofetti sollevamento industriale, srl di Ponte Felcino, nel capoluogo umbro. Lavora lì dal 2007, appena 22enne, venuto in Italia attraverso un programma di immigrazione controllata dell’allora governo Prodi. “Ci mandarono dvd con questi ragazzi - spiega il titolare della ditta, Francesco Ciofetti - noi li scegliemmo tra molti. Il tutto attraverso Confapi, al confederazione delle piccole e medie imprese”. Oggi è perfettamente integrato in Italia. L’Ucraina resta la sua terra. Che adesso è in guerra. Percorrere 1.700 chilometri in piena notte per salvare dal conflitto la famiglia del suo amico, rischiando in prima persona, è stato un atto normale, per lui. Da replicare se necessario. “Lo ribadisco, lo avrebbero fatto tutti. Nulla di particolare”, è l’ultimo messaggio che ci invia Dmytro appena dopo aver imboccato la strada del ritorno. Sullo sfondo risuonano le esplosioni.