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Sanità in Umbria, condannati ex dg e avvocato dell'Usl 1 per il contenzioso sul cambio camice

Alessandro Antonini
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La cattiva gestione del contenzioso sul cambio camice degli infermieri ha portato la Usl 1 a sborsare 117.954,44 al posto dei 30.100 pattuiti. A risarcire l’azienda della differenza, ossia 87.854,44 euro, sono l’allora direttore dell’Usl 1, Andrea Casciari, e i legale, Luca Benci. Due terzi il primo, un terzo il secondo.

E’ quanto stabilito dalla sentenza di condanna della Corte dei conti pubblicata ieri. Casciari deve sborsare 58.569,63 euro mentre Benci 29.284,81. La vicenda prende le mosse dal contenzioso promosso da 15 infermieri dipendenti dell'Azienda unità sanitaria locale Umbria 1 per il riconoscimento retributivo del tempo necessario ad indossare la tenuta da lavoro per ogni turno. In stanza non si è arrivati alla conciliazione su 30.100 euro, ritirata dall’azienda, per una serie di disfunzioni interne, che sono state addebitate dalla Corte ai due dirigenti. Così il tribunale ha condannato la Usl a quasi 118 mila euro.


Casciari e Benci “sembrano essersi per tutto il tempo maggiormente premuniti di addossare la responsabilità l’uno all’altro piuttosto che tutelare le ragioni dell’ente di appartenenza”. Pertanto le condotte che hanno causato il danno risultano per entrambi “caratterizzate da colpa grave, sottoforma di negligenza e imperizia, sebbene l’apporto causale al manifestarsi del danno deve ritenersi maggiore nel caso del direttore generale”. Mentre Benci “si è quantomeno premunito di informare i vertici aziendali circa la convenienza dell’ipotesi transattiva, nessuna ipotetica disfunzione organizzativa può essere invocata dal dg”, al quale viene addebitato “un sostanziale disinteressamento nei confronti della vicenda”, posto che era lui il responsabile dell’organizzazione. Casciari - attuale dirigente sanità in Regione - contattato dal Corriere, respinge le accuse. Idem Benci, che annuncia ricorso con l’avvocato Francesco De Matteis. “Rispetto le sentenze ma in questo caso siamo all’assurdo. Abbiamo agito in piena legittimità”.