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Perugia, maxi truffa alla Stranieri per i mancati incassi dagli studenti cinesi: cinque indagati

Il lampione restaurato

Francesca Marruco e Alessandro Antonini
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Una maxi truffa da 3,9 milioni di euro e cinque indagati: ecco la terza inchiesta sull’Università per Stranieri dopo i casi Suarez e concorsi pilotati. Stavolta il fascicolo è sul buco per i mancati introiti dei corsi di italiano per gli studenti cinesi dei progetti Marco Polo e Turandot. I presunti reati vanno dal 2015 all’aprile 2019. L’avviso di conclusione delle indagini ipotizza la truffa in concorso a carico di Cristiano Nicoletti, allora direttore generale dell’ateneo di Palazzo Gallenga, Fabrizio Focolari, allora responsabile per le relazioni internazionali, Yin Liu e Delong Zeng, rispettivamente titolare e agente per l’Italia dell’agenzia Grifone international culture communication limited di Hong Kong. Focolari avrebbe imposto agli uffici dell’ateneo - si legge nel 415 bis - una prassi per l’iscrizione “differenziale” rispetto a tutti gli altri corsi, tale per cui “venivano rilasciati, dietro semplice presentazione da parte delle agenzie cinesi di una lista di studenti, i certificati di prescrizione necessari per l’ottenimento dei visti di ingresso dalle autorità diplomatiche”.

 

 

 

Questo “con relativa quietanza di pagamento senza che potesse essere controllato né preventivamente, né successivamente l’abbinamento dei pagamenti con gli specifici nominativi degli studenti a cui erano riferiti”, scrivono i pm Paolo Abbritti e Giampaolo Mocetti. In mezzo ci sono due convenzioni e una falsa attestazione “apposta da terzo non identificato”, “solo apparentemente riferibile a Focolari e da questi non riconosciuta” fra la Stranieri e la Grifone “tali da simulare” il diritto di quest’ultima società “a provvigioni del 37% e del 39% sulle tasse di iscrizione” degli studenti cinesi dei corsi di lingua italiana relativi ai progetti Marco Polo Turandot, “mai approvate dagli organi deliberativi dell’Università”. Consentendo, tra l’altro, dice la Procura “il rilascio di presiscrizioni ad almeno 47 studenti che non avevano mai formulato alcuna istanza”. Così gli indagati anche “attestando falsamente che gli stessi avrebbero soggiornato presso l’Adisu (Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario, ndr)” avrebbero indotto in errore gli organi amministrativi e di controllo della Stranieri “circa l’avvenuto regolare pagamento dei diritti di iscrizioni stessi, procurando ai titolari delle agenzie cinesi un ingiusto profitto consistente nell’ottenimento di visto di ingresso e nel diritto a partecipare a corsi d’ateneo per gli studenti dalle stesse agenzie rappresentate, con correlato danno all’Università consistente nel mancato incasso dei diritti di iscrizione per un importo non inferiore a 3,9 milioni”. Ecco il cuore della presunta truffa. Per Nicoletti ci sono anche 4 presunti episodi di falso collegati alle poste di bilancio legate agli incassi sulle iscrizioni dei cinesi. Il quinto indagato per un presunto reato collaterale è l’attuate dg Simone Olivieri (già indagato per l’affaire Suarez).

 

 

Nell’ambito di accertamenti interni relativi all’ammanco delle rette degli studenti cinesi, avrebbe commesso violenza privata nei confronti di una dottoranda (testimone dell’intera vicenda) per ottenere informazioni e prove proprio sulla questione. L’avrebbe chiusa in un ripostiglio, secondo gli inquirenti. Da qui la denuncia. Lo stesso Olivieri, in qualità di dg, ha lavorato per risanare i conti. Senonché per questa nuova ipotesi di reato è scattata per lui la procedura disciplinare interna. Della cosa è stato informato l’altro ieri il consiglio d’ateneo. L’avviso di conclusione indagini è arrivato a Palazzo Gallenga il 21 febbraio. Olivieri, difeso da Francesco Falcinelli, respinge le accuse. Per il momento nessun commento da parte di Nicoletti - contattato dal Corriere - e Focolari, rappresentati da Giosue’ Naso. Idem per Zeng e Liu, difesi dagli avvocati d’ufficio Michele Gamboni e Simona Garone.