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Trasporti in Umbria, Frecciarossa Perugia-Milano prorogato fino ad agosto: confermato squilibrio nei conti

Alessandro Antonini
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C’è il rinnovo del Frecciarossa ma solo fino al 31 agosto. Pesa lo sbilancio economico che arriva a oltre 3,5 milioni: costi a carico della Regione. 
La prosecuzione fino al 31 dicembre del treno veloce Perugia-Arezzo-Milano-Torino non è esclusa però è vincolata a una verifica da effettuarsi entro il 30 giugno 2022 a cura di Trenitalia spa, che dia evidenza dell’attendibilità delle previsioni economiche finanziarie formulate per l’intera annualità con il Piano economico finanziario 2022, sulla base dei dati dell’esercizio svolto fino a quel momento, al fine di scongiurare sbilanci di esercizio e conseguenti aggravi di costi a carico dell’amministrazione regionale come già avvenuto negli ultimi anni”.

E’ quanto scrive Palazzo Donini nella delibera in cui approva lo “schema di contratto per l’affidamento dei servizi media lunga percorrenza interregionali Perugia-Arezzo e viceversa in continuità con i servizi ferroviari alta velocità da/verso Milano-Torino, per il periodo dal 1 gennaio al 31 agosto 2022”. Il 16 dicembre, nel confermare la necessità di garantire il Frecciarossa per tutto l’anno, è stato autorizzato un primo rinnovo al 28 febbraio. Anche in quel caso è stato messo in chiaro un passivo importante, causa Covid e aumento dei costi energetici. La disamina aggiornata non dipinge un quadro migliore. Anzi. Il servizio ferroviario veloce “è stato caratterizzato da importanti criticità, nel corso del triennio 2018-2019-2020. Per l’anno 2020 Trenitalia, sebbene abbia già preconsuntivato il costo del servizio, non ha però ancora trasmesso alcun dato relativo ai passeggeri trasportati e alle percorrenze effettuate ma, per le vie brevi, ha evidenziato un forte calo dell’utenza a causa dell’evento epidemiologico dovuto al Covid e, pertanto, i costi a carico della Regione rapportati ai passeggeri trasportati e ai km di percorrenza subiranno certamente una forte impennata rispetto ai valori del 2019”. Trenitalia ha comunicato il saldo triennale “che evidenzia uno sbilancio complessivo, a carico della Regione, pari a 1,68 di cui 1,31 imputabili al solo anno 2020 per motivi riconducibili prevalentemente all’evento pandemico”.
Uno sbilancio di esercizio certificato “addirittura maggiore dell’intero corrispettivo contrattuale previsto nel Pef”. Per il 2021 Trenitalia ha certificato un risultato di esercizio “che va ben oltre ogni pessimistica previsione, con uno sbilancio complessivo quantificato in 1,86 mln, motivato da Trenitalia quale conseguenza di un forte aggravio della componente energetica dei costi”. In tutto, fatti i conti, siamo a 3,54 milioni di rosso. Da qui la scelta di rinnovare il servizio ma solo per altri sei mesi. Riguardo alla prosecuzione del servizio per l'anno 2022, era stato già preconizzato “un totale di costi di 2,28 mln l'anno e ricavi per 0,63 mln, e conseguentemente un corrispettivo di servizio pari a 1,65 mln oltre Iva al 10%”. E’ in corso una nuova stima per valutare il da farsi: l’Umbria non può permettersi di perdere l’alta velocità ferroviaria. Apre però a una rimodulazione del servizio. Anche senza un treno “a mercato” se ci fosse una compensazione vantaggiosa con le linee alternative. 


Nel nuovo atto è evidenziato che la “Regione Umbria per il futuro non può assolutamente rinunciare ai servizi ferroviari dell’alta velocità per i collegamenti da Perugia-Orte con il nord Italia, se non a fronte di un’offerta migliorativa, per quantità e qualità, degli attuali sevizi ferroviari universali soprattutto in termini di tempi percorrenza ed abbattimento dei costi a carico dell’utenza”.