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Concorsopoli, i giudici ammettono tutte le intercettazioni nel processo

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Francesca Marruco
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Demolite, una a una, nessuna esclusa, le eccezioni sollevate dalle difese: i giudici ammettono tutte le intercettazioni nel processo Concorsopoli. Pure quelle captate col trojan nel cellulare di Emilio Duca, o quelle inizialmente acquisite nell’ambito del procedimento collegato sui presunti appalti truccati. La riserva è stata sciolta ieri mattina dal collegio di giudici composto da Marco Verola (presidente), Francesco Loschi e Sonia Grassi a latere. Con una lunghissima ordinanza letta ai difensori che si aspettavano un risultato diverso, spalancano le porte dell’istruttoria alle migliaia di conversazioni intercettate nell’inchiesta che spazzò via la seconda giunta Marini e decapitò i vertici dell’ospedale di Perugia di allora. Un punto per i sostituti procuratori, Paolo Abbritti e Mario Formisano. 

 

 

 


E adesso, dopo l’ammissione delle intercettazioni, e dopo lungaggini e rinvii che hanno determinato fino adesso una partenza in salita per questo processo di primo grado, i giudici hanno stilato un fitto calendario di udienze. Intanto si torna in aula il 7 marzo proprio per conferire l’incarico per trascrivere le intercettazioni. E poi in aula due volte a settimane fino alla fine di aprile. Per iniziare a sentire anche i testimoni, che sono tantissimi. Anche se, pure in questo caso, gli avvocati vorrebbero prima far trascrivere le conversazioni e solo dopo sentire i testimoni che devono riferire anche sulle intercettazioni stesse. Tra i più intercettati l’ex dg del Santa Maria della Misericordia, Emilio Duca, nel cui ufficio vennero piazzate le cimici e nel cui telefono finì il trojan. 

 


“Se dovessero intercettarmi rileverebbero cinque reati ogni ora” diceva lo stesso Duca che ancora non aveva nessun sospetto di essere intercettato. Bocci invece non è mai stato intercettato, sono gli altri a parlare di lui. Così come, la ex presidente Marini compare in un’unica conversazione captata dal trojan del telefono di Duca durante una visita a palazzo Donini. E proprio loro due, devono rispondere anche di associazione per delinquere. Assieme a loro la stessa accusa è contestata a Duca, Valorosi, Barberini, Maria Cristina Conte, Rosa Maria Franconi e  Antonio Tamagnini. “La politica aziendale relativa alle assunzioni del personale, medico dirigenziale e non - ha scritto il gup Lidia Brutti nelle motivazioni della condanna di Duca -  è stata piegata in modo sistematico dal Direttore generale a logiche clientelari tanto interne quanto rispondenti agli interessi, estranei al buon funzionamento del servizio sanitario, veicolati dai vertici istituzionali e regionali e della classe politica locale”. Gli imputati, sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati David Brunelli, Francesco Falcinelli, Francesco Crisi, Chiara Peparello, Nicola Pepe, Nicola Di Mario, Marco Brusco, Gianni Spina, Franco Libori, Delfo Berretti e Valeria Passeri.