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Gubbio, dopo 93 anni chiude storico negozio di alimentari: "Piegati da norme, restrizioni, obblighi e bollette"

Euro Grilli
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A Gubbio la pandemia, la crisi generale e del settore, l’età pensionabile, sono i motivi che hanno portato alla chiusura dello storico negozio Alimentari Ronchi, in via Campo di Marte, a fianco della porta medievale di San Pietro che per quasi un secolo è stato gestito dalla famiglia Ronchi. “Fu Marina Biagioli, mia nonna - ricorda Patrizio Ronchi, ultimo esercente - a rilevarlo nel 1929. All’epoca oltre che quella per i generi alimentari avevamo anche la licenza del sale e tabacchi, che poi negli anni è stata dismessa. Mio padre Luigi lo ha gestito fino al 1982. Da lì e fino al 2015, l’anno in cui ci ha lasciato, al timone c’è stato mio fratello Roberto e io sono stato al suo fianco, da ultimi con mia moglie siamo andati avanti fino a martedì”.

Come mai questa chiusura che ha colto molti di sorpresa?

“Le cose si sono fatte via via sempre più difficili, le nuove normative, le restrizioni, gli obblighi, la pandemia, i problemi sempre più numerosi e sempre più pressanti da risolvere quotidianamente, la crisi globale e le incertezze che ormai da anni pesano sui piccoli negozi, e poi l’età pensionabile mia e di mia moglie, hanno fatto la differenza”.

Ora che succede?

“I cartelli parlano chiari. Noi abbiamo concluso il nostro ciclo e cediamo l’attività. Non abbiamo eredi che vogliono intraprendere questo mestiere, che vogliono andare avanti con il negozio di alimentari e quindi l’abbiamo messo sul mercato”.

I biglietti attaccati sulla porta non ammettono dubbi o lasciano spazio alle perplessità: “Questo negozio il 15 febbraio 2022 cesserà l’attività” e “Cedesi attività”. Patrizio Ronchi fa fatica a nascondere l’amarezza: la serranda dopo 93 anni resta abbassata. Così la città ha perso l’ennesimo negozio storico che, oltre a offrire prodotti di prima qualità, è stato anche luogo di incontro e ritrovo per fare una chiacchierata, per bere un bicchiere di buon vino con gli amici (grazie alla licenza di mescita). Non sono mancate, ovviamente, anche discussioni sulla Festa dei Ceri (la famiglia Ronchi è sangiorgiara purosangue). “Negli ultimi due anni però - aggiunge - le nostre chiacchierate sono state sempre più intrise di amarezza per non aver potuto celebrare il 15 maggio”, ma anche per le restrizioni e gli obblighi imposti dalla pandemia, per tutta una serie di limitazioni alcune delle quali non condivise, per l’aumento dei prezzi e delle spese, per la crisi del lavoro e, ultima mazzata, per lo spropositato rincaro delle bollette. “È stata una decisione dura da prendere, ma che alla fine è stata inevitabile” conclude Patrizio Ronchi che abbassa lo sguardo amareggiato e continua ad aggirarsi nei pressi dell’arco di San Pietro per fare una chiacchierata con gli altri esercenti della zona, e con un occhio sempre rivolto al suo negozio che ormai non c’è più.