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Il gatto sconfigge anche il Covid. Del resto ha sette vite. Oggi è il giorno della sua festa

Claudio Bianconi
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Non più tardi di un anno fa ha rischiato di essere stigmatizzato, emarginato, isolato, tenuto a debita distanza perché sospettato di essere un untore, un veicolo di contagio, apportatore di sventura insieme al suo collega animale domestico, ovvero il cane. Ma il gatto – si sa – ha sette vite e non poteva assistere indifferente alla sua condanna. Nel tempo necessario perché i ricercatori di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Bari, definissero che con gli animali da compagnia non si corressero rischi di contagio da Covid 19 e che anzi gli stessi animali domestici rischiavano, al contrario, di essere contagiati dall’uomo, il gatto è rinato nella sua nuova splendida vita di animale un po’ pazzo, ma sensuale, elegante, raffinato e indipendente, libero dalle tante, troppe costrizioni che a volte gli uomini gli vorrebbero imporre. Il gatto, dunque, ha superato anche quest’ultima, rischiosa prova e niente di più opportuno sembra festeggiarlo con tutti gli onori del caso. Oggi, giovedì 17 febbraio, cade il giorno della Festa nazionale del gatto istituita nel 1990 per iniziativa di una giornalista gattofila, Claudia Angeletti, che propose un referendum per stabilire la data per l’istituzione della festa.

La scelta cadde sulla data del 17 febbraio, dopo un’attentissima e accurata valutazione, delle proposte che motivassero dettagliatamente la definizione della data specifica. Superò l’esame finale Oriella Del Col che motivò la sua proposta per questa specifica giornata del gatto con una serie di argomentazioni che racchiudono il felino non soltanto nelle sue significazioni simboliche, ma anche esoteriche e in controtendenza rispetto alle più grossolane scaramanzie che da sempre aleggiano attorno a un animale che conserva in sé il senso del mistero. Scriveva nelle sue motivazioni Oriella Del Col come riportato in un articolo Web di Giulia Palma: il mese di febbraio è il mese del segno zodiacale dell’Acquario, ossia degli spiriti liberi e anticonformisti, come quelli dei gatti che non amano sentirsi oppressi da troppe regole; tra i detti popolari, febbraio veniva definito “il mese dei gatti e delle streghe”, creando una connessione tra gatti e magia. Il numero 17, nella tradizione italiana, è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura. Stessa sorte per i gatti, considerati in passato come animali che portassero sfortuna; la sinistra fama del 17 è determinata dall’anagramma del numero romano che da XVII si trasforma in “VIXI” ovvero “sono vissuto”, di conseguenza “sono morto”. Non vale allo stesso modo per il gatto che, per leggenda, può affermare di essere vissuto vantando la possibilità di altre vite; il 17 diventa quindi “1 vita per 7 volte”.

In effetti che l’animale gatto abbia da sempre una forte valenza simbolica ormai radicata nell’immaginario popolare lo dimostra la lunghissima serie di opere dell’ingegno creativo dell’uomo che non hai smesso, ad esempio, di citarlo in canzoni, poesie, fiabe ma anche in opere letterarie di tipologie diverse. C’era una volta una gatta, ad esempio, ha caratterizzato l’intera epoca degli anni Sessanta che si è estesa con i vari revival sino ai nostri giorni. Ma prima ancora è ancora vivo soprattutto tra i più anziani il ricordo del refrain di Maramao perché sei morto che lasciò di stucco tutte le sue ammiratrici, il gatto a cui non mancavano pane e vin, ma che adombrò il sospetto del regime fascista come fosse stato un riferimento alla morte del presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni Costanzo Ciano, consuocero di Benito Mussolini. Verso la fine degli anni Settanta è stata la volta del grande Lucio Battisti che nel suo brano Maledetto gatto associò l’idea del piccolo felino alla imprevedibilità femminile, delineandone il profilo di un animale un po’ pazzo e ambiguo. In realtà il riferimento al gatto fu utilizzato per descrivere l’amarezza dopo il rifiuto di una donna corteggiata che con eleganza ed educazione respinse le avance. Da Emile Zola a Victor Hugo, da Ernest Hemingway a Elsa Morante, il gatto ha un ruolo preminente nella letteratura e nella narratologia fiabesca. Come dimenticare, infatti, Il gatto con gli stivali e la malfamata coppia del gatto e la volpe di Pinocchio? Come se non bastasse anche gli scrittori della beat generation vollero rendere il loro omaggio al piccolo felino: Factotum era il gatto di Charles Bukowski e Tyke quello di Jack Keroauc. Ma addirittura il gatto veste il ruolo di mentore in un paradosso che svela qualità latenti ma inimmaginabili nella Storia di un gabbianella e del gatto che le insegnò a volare firmata da Luis Sepulveda. Nella giornata della sua festa, onore, dunque, a questo particolarisismo animale che rimane ferino e domestico, misterioso e inafferrabile, ma da sempre disposto a fare fusa all’uomo con cui sceglie spesso di condividere l’avventura della vita.