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Umbria, la comunità ucraina: "Abbiamo paura per i nostri familiari a Kiev"

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“Ogni giorno le mamme che vivono in Umbria e che hanno i loro figli in Ucraina mi chiedono una parola di conforto e una preghiera per i loro cari”: a parlare è don Vasyl Hushuvatyy, sacerdote cattolico ucraino di rito bizantino, dal 2015 in Umbria per occuparsi di una parte degli immigrati provenienti dalla sua terra. “La maggior parte delle persone che vivono qui sono donne e provengono dalla zona dell’Ucraina meno esposta alle tensioni con la Russia, quella al confine con la Polonia e l’Ungheria. Nonostante questo c’è molta preoccupazione e paura perché le notizie che arrivano sono poche e non sono confortanti. Da parte mia - spiega il sacerdote - cerco di tranquillizzare tutti. Ogni sera, alle nove, ci incontriamo spiritualmente per il rosario e cinque volte alla settimana cerchiamo di vederci per recitare insieme una preghiera per la pace alla quale si unisce, virtualmente, tutta la diocesi del territorio con cui abbiamo instaurato un profondo legame”. Secondo i dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2021 sono 4.480 i cittadini ucraini residenti in Umbria, di questi il 79% sono donne e nella maggior parte dei casi si occupano di welfare e assistenza familiare.

 

 

 

 

Synkiv Yaroslava, originaria della regione di Ternopil, è in Italia da 21 anni e lavora come baby sitter e colf presso una famiglia perugina. “Sono arrivata nell’aprile del 2001 e dopo due anni sono riuscita a fare il ricongiungimento familiare con mio marito e i miei figli - racconta - Ma a Ternopil ho mio fratello e i miei nipoti e nella zona di Kiev altri parenti e amici. Ho paura che possa succedere loro qualcosa. Parlo con i miei familiari ogni volta che è possibile, mi raccontano che la situazione è brutta ma, purtroppo, nulla si può fare se non pregare affinché Dio ci aiuti”. Synkiv Yaroslava dice di trovarsi molto bene in Italia. “Io qui mi sento a casa, ormai - spiega - ma le mie radici sono in Ucraina e questo non posso dimenticarlo, i miei amici, il mio popolo è lì. Mi piange il cuore quando penso a tutte quelle mamme che rischiano di perdere i loro figli, mi spiace per chi sta vivendo la paura di una guerra, un conflitto che rischia di distruggere tutto quello che negli anni è stato costruito: case, scuole e fabbriche. Io condivido con tutti loro quel dolore”.

 

 

 

 

Andrea ed Evelina, marito e moglie, sono i titolari di un ristorante ucraino a Terni, il Kozak. “Io ho lasciato il paese nel ‘92 - racconta - ma mia moglie da appena due anni e la sua famiglia è lì. C’è preoccupazione, ovviamente, anche perché le notizie che ci arrivano sono poche e questo ci procura ansia. Sappiamo che stanno preparando i bambini che frequentano le scuole a come comportarsi in caso di attacco, un po’ come succede qui per il terremoto. Ma vogliamo essere ottimisti e sperare fino all’ultimo che la guerra non si farà”.

 

 

 

 

 

Cristiano Sabatini, più noto sui social come Bike chef, è il cuoco orvietano di 50 anni divenuto popolare per i suoi viaggi estremi in bicicletta all'insegna della cucina e in particolare della carbonara. Dopo averla cucinata sull'Everest o al circolo polare artico, nel novembre scorso l'ha preparata a Chernobyl, nel mezzo del suo ultimo viaggio proprio in terra Ucraina. Qui, in compagnia di tre amici, Sabatini ha pedalato per cento chilometri da Kiev fino a raggiungere la cittadina tristemente nota per il disastro della centrale nucleare. “E' stato un viaggio al confine con la realtà, toccare con mano certe situazioni, entrare nella cosiddetta zona di esclusione che si estende per 30 chilometri intorno ai resti della centrale, è davvero toccante - ha raccontato il cuoco all’Ansa - Ma, forse, a far più male è sapere che questo popolo si sente perennemente a rischio guerra con i cugini russi”.