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Umbria, il caro energia mette ko i benzinai. Un distributore su tre rischia di chiudere

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I rincari mettono al tappeto anche i benzinai, travolti dal caro energia e dal crollo dei consumi dei carburanti determinato da quello che viene definito un lockdown non dichiarato. Sono circa trecento i distributori in Umbria, 216 nella provincia di Perugia e 81 in quella di Terni e di questi un 30% rischia di non arrivare a fine anno, secondo quanto riferisce Giulio Guglielmi, presidente Figisc Umbria, l’associazione dei distributori di carburanti aderente a Confcommercio. “I nostri margini di guadagno rimangono sempre all’osso ma le spese che dobbiamo sostenere sono aumentate in maniera esponenziale anche per colpa della crisi energetica - evidenzia Guglielmi -. Stiamo valutando di chiudere le pompe di benzina di notte visto che il servizio si traduce in un enorme spreco a fronte di guadagni minimi: sono sempre meno le persone che si spostano, soprattutto di notte e per stare aperte le aree di servizio hanno bisogno di tenere illuminata tutta la zona, anche per motivi di sicurezza. La decisione è complicata perché spegnere le insegne significa far rimanere al buio le città ma è possibile che non resti altro da fare”.

 

 

 

 

Gli addetti del settore parlano di un aumento della bolletta pari a una volta e mezzo rispetto a un anno fa, a parità di consumi. Il costo dell’energia è un elemento fondamentale nel bilancio di un’azienda: se esso aumenta, automaticamente si contraggono i ricavi, già assottigliatisi per la riduzione dei consumi. Non solo. Per i benzinai le spese non sono soltanto quelle dell’energia elettrica. “Dobbiamo pagare Tari, Tasi, acqua potabile, commercialista e molto altro ancora - evidenzia Guglielmi - ma i conti non tornano più perché rispetto al pre Covid abbiamo registrato un calo medio delle vendite di carburanti che si aggira tra il 20 e il 30%”. Una percentuale che rischia di salire ancora perché anche le famiglie sono attanagliate dagli aumenti. Secondo il Codacons, solo per i maggiori costi di rifornimento, una famiglia spende in media 340 euro l’anno in più in caso di auto a benzina e 328 euro in più per il gasolio. Senza considerare gli effetti indiretti sull’inflazione legati all’aumento dei prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati. A loro volta le associazioni nazionali dell’autotrasporto, unite sotto la sigla Unatras, hanno sollevato il problema caro carburanti e fatto appello al governo.

 

 

 

 

“C’è il rischio che sia più conveniente spegnere i motori che continuare a viaggiare”, evidenziano. Vittore Fulvi, presidente Fai Umbria, parla di “situazione drammatica”. “Delle 1.658 aziende di trasporto della regione - spiega - un 30% rischia di non farcela ad andare avanti”.