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Umbria, prezzi frutta e verdura in rialzo per rincari energia e gelate

Sabrina Busiri Vici
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Gli effetti dell'aumento dei costi dell'energia, dei trasporti, degli imballaggi, dei concimi combinati ai danni causati dalle gelate fanno salire i prezzi dell’agroalimentare in media del 30% all’ingrosso. Nello specifico, rispetto allo scorso anno, i prezzi dei prodotti dell’ortofrutta maggiormente colpiti da questi fattori sono quelli dei pomodori, in alto del 35%, delle melanzane (+37%) e delle zucchine (+52%). Raddoppiati i prezzi dei finocchi, rovinati a causa del freddo. Le gelate hanno danneggiato anche la produzione di carciofi e la loro qualità, portando i prezzi a salire fra 52% e il 32%. I dati degli incrementi forniti da Ismea a livello nazionale sono confermati anche a livello locale. Per saperne di più siamo andati al Mercato contadino di Campagna amica a Perugia. “Nell’ortofrutta gli incrementi maggiori li riscontriamo senz’altro sui finocchi che ora troviamo intorno ai 3 euro al chilo mentre un anno fa si potevano acquistare a 2 euro. Stesso vale per i carciofi. Colture provate dalle temperature basse subite durante la stagione”, rileva Federico Birelli, titolare dello stand Campagna amica. “Sulla frutta - aggiunge Birelli - è la pera a subire i maggiori rialzi: anche in questo caso a danneggiare le coltivazioni è stato il ghiaccio al momento della fioritura: siamo su un aumento di 1 euro al chilo e al consumatore arriva oggi a un prezzo che oscilla fra i 2,50 e i 3 euro. In generale comunque la frutta è aumentata all’ingrosso intorno al 20/30%”. Quanto dice il titolare dello stand trova conferma nelle parole di una acquirente abituale: “Finocchi e insalata - dice Carmen - sono i prodotti in cui riscontro i rincari maggiori. Oggi è molto importante comprare a km 0 proprio perché non solo è più sano ma i rincari pesano di meno”. Più la filiera è lunga e più i costi si sommano e ai danni causati dalle gelate si aggiungono l’aumento di tutte le altre voci della catena. “Ci sono comunque colture il cui prezzo è rimasto stabile – specifica Birelli -: mi riferisco a broccoli e cavolfiori”.

 

 

Dall’ortofrutta alla Norcineria. Per Luca, titolare dello stand di salumi e legumi del territorio, i costi dell’attività si sono raddoppiati con l’aumento del gasolio e - confessa - lui con difficoltà mantiene ancora i prezzi finali inalterati: “Cerchiamo di tenere i prezzi della merce invariati - sottolinea - ma per noi che veniamo da Norcia il viaggio di andata e ritorno ora ci costa 50 euro con il van refrigerato, quasi il doppio rispetto a qualche mese fa. Così per non far lievitare i prezzi i nostri guadagni si assottigliano ogni giorno di più”. Sulla stessa linea anche Francesco Panella che ha uno stand di prodotti da forno e gestisce un’azienda agricola ad Umbertide: “Per noi i costi fissi di produzione sono aumentati del 30/40%. E addirittura le bollette del gas sono raddoppiate da 300 euro a 600 euro mensili. Gli aumenti dei vari anelli della catena sono finora compensati dal sacrificio da parte nostra cercando di limitare il più possibile margini di guadagno, ma naturalmente la cosa si può cercare di fare solo per un certo periodo. Non è possibile protrarre tutto questo nel tempo considerando che si va verso ulteriori aumenti nei primi sei mesi dell’anno”.

 

 

Dietro il banco del pesce c’è Sandro: “Alcuni tipi di pesce in questo periodo non si trovano perché per contenere i costi i pescherecci preferiscono fare una pesca di giro costa, evitando di uscire al largo e per più giorni. Così scampi, gamberi rossi sono diventati introvabili, perciò meglio orientarsi su triglie e merluzzi”. Anche il settore delle confetture ha i suoi rincari ad iniziare dal vetro per il confezionamento: “Negli ultimi mesi - segnala Riccardo al banco dello stand del Mercato Campagna amica - ogni vasetto a un rincaro di 15 centesimi su un prodotto che ha un prezzo per il consumatore finale intorno a 6 euro per 350 grammi di confetture”. Il settore agroalimentare sta facendo il possibile per non trasferire gli aumenti. L’allarme lanciato da Coldiretti è proprio quello di compromettere, a causa degli aumenti in questione, la produzione di prodotti di qualità, simbolo del made in Umbria, preziosi per il territorio e per i consumatori.