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Perugia, esenzioni vaccinali Covid, dottoressa indagata. Lei si difende: "Non sono una no vax"

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C’è un medico di base del perugino, una dottoressa, indagata per falso ideologico perché, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe emesso delle esenzioni per il vaccino contro il Covid che non sarebbero state considerate legittime. Che i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione dell’Umbria, alla guida del colonnello, Giuseppe Schienalunga, stessero conducendo delle verifiche sulle esenzioni rilasciate dai medici era cosa nota.

 

 

Ora emerge la prima denuncia di una dottoressa in seguito al sequestro di circa 25 cartelle cliniche. E’ lei stessa a difendersi in un’intervista sulla testata La nuova bussola. “L’unico motivo che mi ha spinto a esentare questi miei pazienti - dice - è stato un sacrosanto principio di prudenza a cui ogni medico in scienza e coscienza avrebbe il diritto e il dovere di ispirarsi”. La dottoressa aggiunge che “non si tratta di esenzioni facili men che meno di mercato delle esenzioni: in scienza e coscienza confermerei ancor oggi quelle esenzioni”. Il medico chiarisce che sono “pazienti con storia di epilessia, con linfomi, con storie neoplastiche gravi, con crisi ipertensive e altre patologie che possono essere fattori di rischio acclarati. Addirittura, in certi casi ho con me i certificati degli specialisti di salute pubblica che sconsigliano la vaccinazione”. L’indagine potrebbe allargarsi. 

 

Sul fatto interviene anche il Popolo della Famiglia, che in una nota scrive: "Con grande preoccupazione leggiamo di una dottoressa perugina che, per aver semplicemente svolto il proprio lavoro esentando dal vaccino alcune persone a seguito di particolari condizioni cliniche, ha subito ispezioni da parte dei NAS e si ritrova ora con un procedimento aperto a suo carico per falso ideologico. Nel rispetto del lavoro della Procura della Repubblica chiediamo che venga rispettato il diritto e dovere dei medici di esercitare la professione secondo scienza e coscienza, nel pieno rispetto della loro autonomia professionale e competenza scientifica. Chiediamo, altresì, chiarimenti sull’ispezione avvenuta nello studio della dottoressa che riferisce di non aver letto alcun mandato e sul sequestro dei fascicoli sanitari dei pazienti a tutela della loro privacy".  Il coordinatore umbro del Popolo della Famiglia, Saimir Zmali aggiunge poi: "Capiamo la necessità di garantire il rispetto della legge in materia di green-pass e di norme vaccinali, ma ci auguriamo  che la dottoressa possa tornare a lavorare in tranquillità e che si faccia chiarezza sulle modalità e sulle ragioni per cui le è stata inviata un’ispezione".