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Terni, denuncia dei sindacati: lavoratori del commercio sfruttati

Maria Luce Schillaci
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Contratti non rispettati, finti part-time, lavoro grigio e persino lavoro nero: è questo il quadro descritto dai sindacati del settore commercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che chiedono a gran voce un patto della legalità per il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle imprese oneste. Un quadro ‘atipico’ con diverse aperture di negozi e attività, ma che in sostanza non determina quell’inversione di tendenza favorevole per l’intero territorio.

 

“Negli ultimi mesi ci siamo trovati a gestire tante situazioni di difficoltà e ingiustizia – evidenziano Lucia Rossi (Filcams Cgil), Sergio Sabatini (Fisascat Cisl), Massimiliano Ferrante (Uiltucs Uil) e Luca Solano (Nidil Cgil) –. A fronte di situazioni del genere non è più rinviabile la sottoscrizione con le associazioni datoriali, insieme alle istituzioni locali, Comune in primis, di un patto per la legalità nel terziario che spinga le aziende a impegnarsi nella piena applicazione dei contratti nazionali di riferimento”.

Si parla sempre più dei cosiddetti ‘contratti pirata’, non sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative, che spesso comportano una decurtazione dello stipendio fino anche al 30% e minori diritti sul fronte della malattia, delle ferie, dei permessi. Negli ultimi anni il numero di imprese del settore è cresciuto notevolmente sul territorio provinciale, arrivando a superare le 9 mila unità, ma questa fetta così importante di attività non produce da un punto di vista occupazionale avanzamenti significativi.  Al Comune, rimarcano, è stato chiesto di definire le linee di programmazione sul commercio, anche in vista dell’apertura di nuove attività localizzate nei pressi dello stadio, per un totale di 11 mila mq di superficie. 

 

“La concorrenza tra attività della stessa tipologia vicine - spiega Lucia Rossi - può generare difficoltà occupazionali. Inoltre bisogna considerare che il carrello della spesa dei ternani, specie con la pandemia, è cambiato, non c’è più il superfluo”. I sindacati chiedono dunque un’inversione di tendenza a partire dalla programmazione, puntando anche sul turismo, settore finora sempre considerato ‘residuale’ rispetto alla naturale vocazione manifatturiera del territorio, ma che ha invece, secondo Cgil, Cisl e Uil, grandi potenzialità inespresse.

“Anche qui diciamo alle istituzioni che se ci sono progetti vanno messi a terra, l'occasione rappresentata dal Pnrr non può essere persa. Ad esempio che fine ha fatto il progetto per la destagionalizzazione della Cascata? Sull’idea di turismo che si vuole portare avanti per questo territorio chiederemo un confronto con l’amministrazione comunale”.