Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terni, lavoratori nel CdA dell'Acciai Speciali. La proposta di Arvedi spacca i sindacati

Antonio Mosca
  • a
  • a
  • a

Sindacati divisi a Terni dopo la proposta del cavalier Giovanni Arvedi (nella foto di Stefano Principi) d'inserire due rappresentanti dei lavoratori nel CdA dell’Ast. “La Cisl - dice il segretario Riccardo Marcelli - è stata storicamente, fin dalle sue origini, sempre favorevole alla costruzione della democrazia economica e alla partecipazione dei lavoratori alle scelte delle aziende. Noi crediamo che questa sia la stagione giusta per favorire questo processo. Se ci sono le condizioni, sono certo che le organizzazioni metalmeccaniche saranno pronte a discutere di questo senza pregiudizi. Vale per il nuovo corso di Ast, ma anche per le altre società presenti sul territorio“.

Molto più cauto il vicesegretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli. “Apprezziamo i buoni propositi della nuova proprietà - afferma - ma è una decisione non facile da concretizzare. All’Ast - osserva - ci sono sei diverse sigle sindacali. In base a quale criterio sarebbero scelti i rappresentanti dei lavoratori? Si deciderà in base ai rapporti di forza numerica o a che altro? La questione della rappresentanza dei lavoratori è molto delicata. E poi si parla del consiglio d’amministrazione o di altri organismi di controllo non ben precisati? Forse sarebbe il caso di dare voce ai lavoratori prima di esprimersi, considerato che a noi sindacati non è mai stata formulata questa proposta che è stata invece detta informalmente durante la riunione di Arvedi con la Rsu”.

“Al di là del merito della proposta e degli auspici della proprietà - osserva Alessandro Rampiconi, segretario della Fiom Cgil - in Italia non esiste la cogestione e non esiste un supporto normativo tale da consentire al momento un’iniziativa del genere. E’ bene che si faccia chiarezza e che si valuti una proposta del genere nel momento in cui viene formalizzata”. La presenza dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende da molti anni è invece consentita in Germania. In Italia, però, c’è un precedente importante. Si tratta dell’Alcoa, un’azienda con sede in Sardegna. In questo caso c’è un rappresentante dei lavoratori che siede nel comitato di controllo, organismo simile al comitato di sorveglianza tedesco che affianca il CdA nelle sue scelte. E ai lavoratori, riuniti in associazione, è assegnata una quota pari all’uno per cento del capitale sociale. Un esperimento pilota che ora potrebbe essere replicato dal gruppo Arvedi a Terni con gli opportuni aggiustamenti del caso.