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Perugia, pronto il piano per la privatizzazione dell'aeroporto San Francesco

Alessandro Antonini
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Aeroporto di Perugia, è pronto il piano per la privatizzazione. La ricerca di un socio privato entro 24 mesi è l’obiettivo dichiarato della Regione. Ci sono almeno tre scenari in campo, compresa l’opzione di cedere il 51% delle quote. La partita è tutta in mano a Palazzo Donini. Il 15 gennaio il cda della Sase, società di gestione dello scalo, ha approvato il piano industriale che ora dovrà ottenere l’ok dei soci. La Regione attraverso Sviluppumbria aveva acquisito l’80% delle azioni nel piano di ricapitalizzazione utilizzando il 2,3 milioni del fondo anti Covid dell’Ue. E ora sta per avviare la trafila per l’entrata di una compagine privata o mista pubblico privata. L’operazione di ricapitalizzazione, risanamento e rilancio dell'aeroporto dell’Umbria, diventato strategico con il posizionamento nella rete europea del trasporto merci e persone, è stata valutata positivamente a livello nazionale ed internazionale.

Sia da ambienti finanziari, bancari, industriali che aeroportuali. Risultato: sono decollati interessamenti e si sono avviate trattative con gruppi del turismo italiani e internazionali, fondi di investimenti e altri scali. Tra questi c’è anche l’ipotesi di una sinergia con l’aeroporto di Ancona. E alleanze con scali europei. Il prossimo passo, già annunciato dalla Regione e su cui sono al lavoro gli uffici, è l’avviso per un’indagine di mercato. Obiettivo mettere nero su bianco una serie di manifestazioni di interesse. A seguire la selezione ad evidenza pubblica, entro il 2023.

Tre scenari, si diceva: vendita del 20% o del 40%. Oppure anche del 51%. Ci si arriverebbe per step e con una governance adeguata in cui non verrebbe meno il controllo pubblico. La maggioranza di governo pare compatta sull’operazione aeroporto e in generale sulle partecipate: il mai tenero Zaffini (FdI) rispondendo al Corriere dell’Umbria ha detto che sul tema la governatrice ha lavorato “direttamente e bene”.