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Perugia, sequestrati 42 immobili a indagati per 'ndrandgheta

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Due ville a Olmo (Perugia), 40 immobili ( di cui 12 a Olmeto di Marsciano), tre ettari di terreno a Norcia e Cascia, 41 automezzi, 5 veicoli e pure 3 leasing per altrettanti veicoli, 9 compagini societarie, 50 rapporti finanziari e 9 compagini finanziarie. Il tutto in possesso di due nuclei familiari la cui situazione reddituale - almeno quella dichiarata - era modesta. Ed è anche per questa sproporzione enorme, nonché per quello che gli inquirenti definiscono “pericolosità sociale” che ieri mattina il Servizio centrale anticrimine e le Divisioni anticrimine di Perugia e Crotone hanno eseguito due sequestri per complessivi otto milioni di euro in base alla normativa antimafia, emessi dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Catanzaro su richiesta del Procuratore capo, Nicola Gratteri.

 

 

I sequestri hanno riguardato due nuclei familiari già coinvolti nell’operazione antimafia Infectio con cui la mobile della questura di Perugia coordinata dalla Procura di Catanzaro aveva fatto luce sulle infiltrazioni delle cosche del crotonese nel perugino. Si tratta in particolare di Giuseppe Benincasa e degli eredi di Antonio Ribecco (morto di Covid durante la detenzione del 2020), tra cui il figlio, Natale, che in abbreviato a Crotone è stato condannato a 15 anni nell’ambito della prima tranche di sentenze per l’operazione Infectio. Di quell’inchiesta, gli odierni sequestri rappresentano l’ideale chiusura del cerchio. Dopo i sigilli penali, che pure in parte erano stati apposti nel momento dell’esecuzione delle misure cautelari del 2019, adesso arriva il sequestro per la successiva confisca in base alla normativa antimafia. In particolare beni per 6 milioni sequestrati in Umbria e due milioni in Calabria. E, come sta scritto nel decreto emesso dalla seconda sezione penale - misure di prevenzione - del tribunale di Catanzaro, “le indagini patrimoniali (fatte partire dal 1998, ndr) hanno messo in luce una significativa sperequazione tra redditi dichiarati ed effettivo tenore di vita”. I giudici, “a titolo esemplificativo” che nel 2014, il defunto Ribecco “nonostante non abbia mai dichiarato reddito ha effettuato scommesse per 5.420 euro”. Per gli inquirenti i beni posseduti prima da lui e ora dai suoi eredi sono frutti di reimpiego di capitali illeciti accantonati tramite azioni delittuose.

 

 

Ed era lui che, secondo quanto emerso nell’inchiesta Infectio, “collocato al vertice della propaggine mafiosa calabrese in Umbria, rappresentava il principale promotore e organizzatore, insieme al figlio e al cognato, del traffico di stupefacenti introdotti in Umbria dalla Calabria, intrattenendo strutturati rapporti anche con organizzazioni criminali albanesi”. Benincasa invece - che a Crotone è attualmente a processo e ha ottenuto la revoca di tutte le misure a suo carico nel corso dell’ultima udienza del 25 gennaio scorso - per l’accusa “aveva assunto la gestione di un articolato sistema dedicato alla realizzazione di reati di natura finanziaria e tributaria, propedeutici alla consumazione di truffe in danno degli istituti di credito, che nel solo lasso temporale interessato dalle indagini aveva fruttato introiti al sodalizio per circa 700 mila euro”. Per entrambi l’udienza dinanzi alla sezione misure di prevenzione di Catanzaro è fissata al 4 aprile.