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Perugia, finti crediti di imposta. Sequestrati 103 milioni. Cantone: "Collegamenti criminalità organizzata"

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Francesca Marruco
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Crediti di imposta per interventi edilizi che non sono mai stati eseguiti. Crediti generati, ovvero creati fittiziamente in questo caso, per poi essere ceduti e a loro volta riacquistati in un gioco di scatole cinesi basato sul nulla perché quei crediti di imposta - cedibili in base ai vari bonus messi in campo dal governo per mitigare gli effetti della crisi creata dalla pandemia  - in realtà non esistevano. E’ questo l’assunto accusatorio alla base del maxi sequestro di 103 milioni  eseguito ieri dalla Guardia di finanza di Perugia a carico di due persone fisiche e una ditta di Bastia che, tra l’altro, non ha nulla a che fare con l’edilizia.

 

 

E, secondo quanto emerge, questa non sarebbe la solita truffa da colletti bianchi ai danni dello Stato. Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone infatti, in un commento rilasciato ieri al Tgr ha detto: “Si tratta di un’attività molto pericolosa. Noi riteniamo che nel caso di specie ci siano stati tutta una serie di collegamenti con la criminalità organizzata meridionale. Le organizzazioni criminali si stanno lanciando su questo grandissimo affare a scapito di quello che doveva essere l'intento di poter migliorare la situazione”.  Secondo quanto emerge infatti, la società di Bastia, almeno sulla carta operante nella compravendita di automobili, risulta aver acquistato e poi rivenduto crediti di imposta per somme da capogiro. A novembre erano 19 milioni, a dicembre erano diventati 103. E proprio questa società, stando ai riscontri dei finanzieri di Perugia, alla guida del colonnello Antonella Casazza, risultava sconosciuta al fisco e priva di capacità economica. Le fiammo gialle - che hanno intensificato le verifiche sugli interventi agevolati e sulle compensazioni - hanno verificato che i crediti di imposta ceduti in maniera vorticosa derivavano da lavori mai eseguiti. Non un palazzo rinnovato col bonus facciate. Nulla. Per questo i due indagati - già noti alle forze dell’ordine - sono stati denunciati per emissione di false fatture. Almeno per il momento.

 

 

Eventuali ipotesi di truffa verranno vagliate nel prosieguo dell’indagine. Che porterà anche all’approfondimento del ruolo avuto dagli altri acquirenti e rivenditori degli stessi crediti di imposta. Persone residenti in Lombardia, Emilia e Campania. E proprio tra queste ci sarebbero personaggi legati direttamente e indirettamente alla criminalità organizzata. La richiesta di sequestro della Procura è stata accolta dal gip, Natalia Giubilei che ha disposto quindi il sequestro preventivo di quote societarie, e pure il blocco del plafond dei crediti compensabili nei relativi cassetti fiscali fino al raggiungimento di 103 milioni.