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Umbria, i rincari di gasolio mettono in ginocchio 3 imprese di trasporto su 10

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Il caro gasolio mette in crisi le aziende di autotrasporto. “Delle 1.658 ditte che operano in Umbria un buon 30% rischia di non arrivare a fine anno”, dice Vittore Fulvi, presidente regionale Fai - l’organizzazione per l’autotrasporto e la logistica - e titolare a Ponte San Giovanni di un’impresa con 50 mezzi, di cui 25 a metano liquido. “Di questi, otto sono completamente fermi perché i costi di gestione sono diventati impossibili e in questo modo cerchiamo di limitare il più possibile le perdite - racconta Fulvi - Ma anche per i Tir che utilizzano il gasolio per autotrazione la situazione si sta facendo complicata”. A fare quattro conti ci ha pensato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese. Se un anno fa il prezzo del diesel alla pompa era di 1,35 al litro, oggi è pari a 1,65 euro (+ 22,3 per cento). Pertanto - si evidenzia nel report - il costo del pieno per un mezzo pesante di oltre 11 tonnellate è salito di 150 euro. Alla luce del fatto che un Tir percorre mediamente 100 mila km all’anno e consuma 3,5 litri circa al chilometro, rispetto a 12 mesi fa, un autotrasportatore ha subito un incremento di costo di quasi 8.600 euro per ogni automezzo.

 

 

 

 

 

“Una mazzata per le imprese - conferma Carlotta Caponi, segretario Fai Umbria - soprattutto per quelle che hanno aderito al progetto per la transizione ecologica che ora costringe molti imprenditori a tenere la flotta ferma”. Un camion alimentato a Gnl costa mediamente 40 mila euro in più rispetto a un Euro 6 a gasolio. Di questa cifra la metà circa viene rimborsata dallo Stato ma dopo molto tempo. Sicché quando viene messo a segno l’acquisto, il costo del leasing abbatte parzialmente questo incentivo. Tuttavia, fino a quando il prezzo del metano è rimasto intorno a 0,6 euro al chilo o poco più, l’uso di una di queste motrici risultava conveniente. Ora che è fra il doppio e il triplo, più conveniente è restare fermi. Con il paradosso che chi si è attivato per prima per la transizione ecologica viene penalizzato.

 

 

 

 

 

“A questo problema va a sommarsi quello degli autisti che mancano, più o meno un migliaio in Umbria - spiega Fulvi - Le motivazioni di questa carenza di addetti sono diverse: il camionista troppo spesso viene considerato alla stregua di uno zingaro, che mangia e dorme in cabina, che trova sempre con molta fatica parcheggi attrezzati con aree ben tenute. Le condizioni economiche, inoltre, sono sempre meno appetibili per colpa della concorrenza di stranieri che si fanno pagare poco. Ancor meno gratificanti in questa situazione di estrema crisi della categoria. A peggiorare ancora di più il quadro - aggiunge il presidente Fai Umbria - ci sta il fatto che per ottenere la patente di guida  professionale servono cinquemila euro. Una cifra elevatissima di cui non tutti dispongono. Per questo - continua Fulvi - a primavera tenteremo la carta dell’autotassazione: parte dalla nostra associazione l’idea di raccogliere una cifra sufficiente per formare una squadra di camionisti da mettere a disposizione delle nostre aziende”. Un esperimento pilota che potrebbe rivelarsi fondamentale per la sopravvivenza di molte imprese del settore.