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Covid, in Umbria a gennaio hanno partorito 32 donne positive. Molte senza vaccino. Coletto: "Meglio farlo, è raccomandato"

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In Umbria, a Perugia e Terni, in meno di un mese hanno partorito 32 donne che sono risultate positive al Covid 19. E oltre 20 di loro non erano vaccinate. Lo ha reso noto l'assessore regionale alla salute, Luca Coletto. In particolare, come riferito dallo stesso assessore, nell'arco temporale preso in considerazione (dall'1 al 28 gennaio) nell'azienda ospedaliera di Perugia sono state prese in carico 36 donne incinte Covid positive, delle quali 17 non erano vaccinate. All'azienda ospedaliera di Terni, sempre nello stesso periodo, su 73 parti cinque erano di donne Covid, nessuna delle quali era vaccinata.

 "La Federazione italiana delle aziende ospedaliere - ha spiegato l'assessore - ha condotto un'indagine negli ospedali sentinella attraverso i quali si tiene la situazione sotto osservazione. E' emerso che una donna in gravidanza su sei partorisce con il Covid. Anche nelle due aziende ospedaliere dell'Umbria si riscontra il fenomeno e con molta probabilità il dato più alto registrato a Perugia è legato al trasferimento delle donne incinte Covid dai presidi ospedalieri più piccoli all'azienda del territorio di riferimento". Sulla vaccinazione anti Covid in fase di gravidanza, Coletto ha detto che la somministrazione è "raccomandata, come confermato da un recente documento Ema del 18 gennaio 2022".

 "L'Aifa - ha aggiunto l'assessore Coletto - richiamandosi ai documenti ministeriali raccomanda la vaccinazione anti Covid, con vaccini a mRNA, alle donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre. Relativamente al primo trimestre, la vaccinazione può essere presa in considerazione dopo valutazione dei potenziali benefici e rischi con la figura professionale sanitaria di riferimento". In merito alla gestione dei ricoveri, ha dichiarato l'assessore, "la presenza nei reparti di ostetricia di pazienti positive determina una gestione più complessa per garantire percorsi Covid e non Covid nello stesso reparto, in quanto una partoriente positiva al Covid va ricoverata nei reparti di ostetricia e ciò comporta un doppio binario per l'assistenza con un aumento di risorse economiche e di personale".