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Umbria, i servizi delle istituzioni pubbliche reggono alla prova smart working

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I servizi delle istituzioni pubbliche dell’Umbria, a partire da Regione, Province e Comuni, reggono alla prova smart working nel periodo della pandemia. E’ quanto emerge dai primi risultati della rilevazione effettuata dall’Istat dal 18 marzo al 15 settembre 2021 nell’ambito della terza edizione del censimento permanente delle istituzioni pubbliche. Una sezione della ricerca è stata interamente incentrata sulle risposte delle istituzioni pubbliche all’emergenza sanitaria cogliendo le innovazioni dal punto di vista dell’organizzazione interna e del lavoro, a partire dallo smart working. L’indagine - che esclude il personale della scuola - prende in esame più fattori e fornisce un confronto tra il dato regionale e quello nazionale.

 

 

 

 

Per quanto riguarda la dotazione organica per fronteggiare l’emergenza sanitaria, la possibilità di utilizzare dispositivi personali ha avuto esito positivo nel 79,9% dei lavoratori contro una media nazionale del 77,3%. Il 60,3% del personale, inoltre, disponeva di dotazioni per accesso sicuro da remoto (57,7% il dato nazionale), il 57,5% di dotazioni software per collaborare da remoto (51,5% la media italiana), il 46% di dispositivi hardware (pc e webcam) contro il 47,5% della media nazionale. Inevitabili i ritardi in merito al capitolo formazione, visto che la pandemia ha colto un po’ tutti di sorpresa: 30,5% i lavoratori umbri della pubblica amministrazione che hanno avuto la possibilità di seguire corsi specifici contro una media italiana leggermente più alta, 31,1%. Altro capitolo dell’indagine riguardava l’impatto positivo dello smart working. Ebbene, il 75,6% dei dipendenti pubblici umbri si è detto soddisfatto del lavoro agile contro una media nazionale che si attesta al 67,8%. E’ superiore alla media italiana, invece, la qualità dei servizi erogati ai cittadini (che però si mantiene a livelli bassi), 37,8% per l’Umbria, 34,6% la media italiana.

 

 

 

 

 

Sulla produttività, invece, c’è qualcosa da rivedere: 31,6 la percentuale raggiunta nel cuore verde d’Italia contro un 44,8% della media del Paese. Le istituzioni con un minimo di lavoratori in presenza sono state il 51,1% (58,9% in Italia), la percentuale complessiva dei lavoratori in presenza sul totale del personale in servizio si attesta sul 13,5% contro una media italiana del 16,1. I numeri, dunque, si mantengono molto bassi. E sono il 20,1% le istituzioni che, sia in Umbria che nel resto del Paese, prevedono di adottare iniziative strutturate di smart working. L’analisi, che evidenzia le carenze della digitalizzazione in Umbria come nel resto del Paese, delinea, però, anche una certa capacità di adattamento a una situazione del tutto nuova fino all’insorgere dell’emergenza pandemica. Avere un quadro dettagliato di cosa ha funzionato e di cosa, invece, va rivisto, permetterà alle istituzioni pubbliche di offrire in futuro servizi mirati alle esigenze dei cittadini pur in presenza di lavoro agile. Nel report dell’Istat viene sottolineato che il corretto riferimento territoriale di queste istituzioni sarà possibile solo in un secondo momento. Quindi, al momento, è difficile dire quali e quanto Comuni abbiano maggiormente sofferto per lo smark working e quali abbiano invece reggano meglio.