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Umbria, misure anti crisi: stanziati 80 milioni per 5.751 imprese

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Alessandro Antonini
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Oltre 80,7 milioni già stanziati per un totale di 5.751 imprese e autonomi finanziati. Ma la mole di risorse tra investimenti e ristori supererebbe i 100 milioni. E’ il bilancio dei finanziamenti della Regione - in parte attinti dai fondi Ue - alla voce sviluppo economico contro la crisi pandemica. Il Corriere dell’Umbria mette in fila gli interventi già deliberati con importi e attività che ne hanno beneficiato o ne beneficeranno. Si tratta di cifre aggiornate fornite dall’assessore al ramo guidato da Michele Fioroni. Che illustra anche la ratio. “In tutto si superano i 100 milioni. Da un lato - spiega Fioroni - in linea anche con l’approccio governativo, sono state portate avanti misure volte al sostegno delle imprese, una sorta di ristori, ai quali non ci è mai piaciuto dare questo nome: infatti non sono solo provvedimenti tampone ma interventi per orientare la ripresa. Dall’altro abbiamo posto le basi per il futuro dell’economia regionale, in termini di competitività e innovazione”. 

 

 


Si parte con il fondo Re-start: 28.500.000 euro, un finanziamento con una quota a fondo perduto, di cui hanno usufruito 1.352 imprese per implementare pratiche virtuose. “E’ giudicata, rispetto alla tessuto imprenditoriale di riferimento, una delle più ampie e innovative iniziative a livello nazionale in risposta alla pandemia”, rileva l’assessore. Poi c’è il Re-commerce (imprese del commercio), con 3,6 milioni stanziati: 448 imprese ne hanno già impegnati 2.215.000. Più indietro causa il Re-star 93, dedicato alle discoteche: sul milione a disposizione hanno aderito in 7 per 70 mila euro. L’una tantum autonomi, dedicata alle partite Iva ha visto 5.311.000 euro erogati a favore di 3.474 soggetti, pari a 1.528 euro ciascuno. Ancora in fase di rendicontazione il milione a fondo perduto per le imprese di fieri e convegni e dell’ingrosso di alimenti e bevande. L’azione dell’assessorato ha prodotto anche misure per il rilancio dell’economia nel medio-lungo periodo. “Abbiamo realizzato la più ampia manovra agli investimenti mai messa in campo prima: la manovra Smart Attack, composta da 6 bandi e 30 milioni di euro, che ha visto una partecipazione da record, con 470 imprese che hanno presentato domanda”, aggiunge Fioroni. Gran parte dei soldi è andata in progetti e attività per la transizione digitale. Qui gli stanziamenti non soddisfano appieno le richieste. C’è ancora da lavorare per reperire i fondi necessari. Nel dettaglio, per il bando small (micro imprese) 4 milioni di euro le 102 domande pervenute richiedono 347.145 euro in più. Le 119 domande del bando medium, a cui sono dedicati 8,5 mln, necessitano di 15.793.788,01 euro per essere soddisfatte tutte. Per il large, da 10,5 mln, ci sono 133 domande per 17,2 milioni. Sono 72 le imprese che hanno fatto domanda per le aree di crisi: 4 milioni stanziati a fronte di 9.115.691 di euro potenziali. I tre milioni messi per il bando energia (efficientamento per pmi e grandi imprese) hanno richiamato 71 aziende per un fabbisogno di 5 milioni. Ultimo arrivato, deliberato martedì, è il fondo double per le piccole imprese da 4 milioni. Attività ancora da selezionare.

 

 

 

 

Non solo crisi ma un piano per l’Umbria che verrà, si diceva: da qui il bando ricerca (per spingere sull’innovazione) da 15 milioni: 125 domande pervenute e 39 imprese prescelte. Sulla stessa linea 2 milioni per le start up più originali nel bando Smart-up. “Rappresenta un unicum a livello nazionale - chiosa Fioroni - è la prima volta che una Regione e la sua agenzia di sviluppo mettono in campo un vero e proprio programma di accelerazione”. Da febbraio scatta poi il bando travel per favorire l’internazionalizzazione: altri 3 milioni. Chi verrà selezionato potrà usufruire oltre che di un contributo a fondo perduto del 40 o 50%, anche di un finanziamento agevolato. Da ultimo ma non per ultimo l’intervento per favorire l’occupazione: 3 mln stanziati nel bando upgrade per la formazione digitale e 10 mln nel bando rework finalizzato all’entrata nel mercato del lavoro di chi è disoccupato, non studia e non fa formazione per cercare un posto (i Neet, dall’inglese).