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Perugia, "Ti sfregio con l'acido": marito padrone non voleva che la moglie diventasse "occidentale"

Fra. Mar.
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“Ti sfregio con l’acido”. Quella minaccia era iniziata a sembrare tanto più reale quando l’uomo aveva comprato una bottiglia di acido. A trovarla, dentro casa, era stato il figlio maggiore della coppia, che l’aveva svuotata, mettendo la candeggina al posto dell’acido, pensando di mettere così in salvo la mamma. Ma questo, è stato solo l’ultimo degli episodi di violenza che hanno caratterizzato l’esistenza di una donna, di origine marocchina, la cui unica colpa, era quella di voler vivere una vita più occidentale e volersi emancipare dal marito violento. Ed è stato anche l’episodio che ha portato la donna a decidere di denunciare il marito-padrone. Per lui, un 61enne marocchino, di 25 anni più grande di lei, sono state recentemente chiuse le indagini e adesso il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Tullio Cicoria, si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. 

 


L’uomo, difeso dall’avvocato Teresa Giurgola, era stato denunciato ad aprile dello scorso anno dalla moglie. In quella sede, la donna, data in sposa al coniuge alla tenera età di 13 anni, aveva raccontato degli ultimi quattro anni di inferno che lui le aveva fatto vivere. A partire dal 2017, quando lei si era tinta i capelli e lui l’aveva aggredita prendendola a calci e pugni scaraventandola sul letto, arrivando pure a sputarle in faccia. “Io ho cercato di difendermi come ho potuto - ha spiegato - e alla fine era riuscita a sottrarmi alla furia di mio marito”. Poi, nel 2019 la donna aveva comunicato al marito di volersi separare e questo aveva innescato tutta un’altra serie di minacce. “Lui l’aveva preso come un affronto personale che lo giustificherebbe ad adottare ogni tipo di minacce, aggressioni e violenze”. Tra cui minacce pesantissime come “ti brucio”, “ti spezzo”, “ti meno”, “ti faccio mangiare la terra”.  L’uomo inoltre, in quel periodo, aveva iniziato a minacciarla con insistenza di “riportarla in Marocco”. “Lì avrei subìto gravi conseguenze” aveva denunciato la donna che aveva pure spiegato di non aver mai potuto prendere la cittadinanza italiana perché il coniuge glielo aveva negato

 

 


Non solo. Il 61enne voleva anche conoscere e controllare tutte le (poche) entrate economiche che la donna riusciva a guadagnare con il suo saltuario lavoro di collaboratrice domestica. In un’occasione l’aveva seguita e aggredita mentre lei era uscita a fare una passeggiata in campagna. Solo il provvidenziale intervento di un altro uomo - anch’esso di origine marocchina - aveva fatto desistere l’uomo. Ma poi non voleva che lei rientrasse a casa. Erano stati i figli a convincerlo. Ma da quel momento lui aveva smesso di fare spesa anche per lei e per i figli, lasciandoli, di fatto, senza alcun tipo di sostegno, coi soli  - pochissimi - soldi che la donna riusciva a guadagnare co me colf. In un’occasione l’uomo aveva insultato sia lei che la figli definendole poco di buono. Era intervenuto il figlio maggiore, affrontandolo apertamente. Ora, con la chiusura delle indagini, l’uomo potrà chiedere di essere sentito.