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Spoleto, va al ristorante a mangiare il tartufo con il green pass dell'anziana zia: denunciato

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Usa il green pass dell'anziana zia per andare a mangiare il tartufo al ristorante e rimedia una denuncia per sostituzione di persona e una multa. E’ successo domenica 23 gennaio a pranzo in un locale del centro storico di Spoleto dove gli uomini della guardia di finanza hanno sorpreso un turista romano cinquantenne che si era concesso il pasto a base del Nero pregiato di Norcia utilizzando il certificato verde rafforzato di una parente ultra ottantenne.  Da stabilire se la donna titolare del green pass a seguito di vaccinazione anti Covid-19 abbia autorizzato il nipote di mezza età a mostrare abusivamente il proprio documento sanitario, e in tal caso anche lei rischierebbe la denuncia, oppure se, ed è questa l'ipotesi che appare più probabile per l'età avanzata della donna, fosse del tutto ignara dell'iniziativa presa dal parente per concedersi un pranzo fuori porta in un locale della città.

 

 

Certo è, comunque, che gli uomini delle fiamme gialle domenica hanno compiuto una serie di controlli sul rispetto delle normative anti Covid-19 e del green pass rafforzato, verificando la regolarità degli accessi in una serie di bar e locali anche del centro storico. E qui, in un ristorante non distante da piazza del Mercato, i finanzieri hanno trovato una ventina di persone ai tavoli, oltre ai dipendenti del locale, e hanno proceduto ai controlli individuali del super green pass, non riscontrando criticità tra il personale di sala e cucina così come tra i clienti, almeno fino a quando non si sono avvicinati al tavolo del cinquantenne, che pranzava in compagnia di una donna. Lei risultata regolarmente in possesso del certificato verde rafforzato.  A quel punto è emersa l'irregolarità con l'uomo che non ha potuto far altro che ammettere di aver mostrato al ristoratore il green pass cartaceo dell'anziana zia, scampando così al controllo sul possesso del certificato obbligatorio previsto a carico dei titolari dei locali.

 

 

Il titolare del locale, nel caso specifico, non aveva notato l'anomalia, complice un cognome che è anche un nome di persona maschile, ma seppur senza sanzione è stato sollecitato a prestare un po' di attenzione in più, ossia a verificare almeno che un cliente uomo non mostri il documento sanitario di una donna e viceversa. Se per il ristoratore il controllo si è tradotto soltanto in una disavventura, per il cinquantenne l'esito è stato differente: a suo carico è scattata una multa di 400 euro, ma anche la denuncia alla Procura di Spoleto per il reato di sostituzione di persona.