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Umbria, esasperato dai rincari mette i sigilli al ristorante

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“Noi non abbassiamo la guardia ma voi non costringeteci ad abbassare le saracinesche”: Alberto Massarini, titolare del Pentagramma di Spoleto, lo storico ristorante fondato nel 1958 dal maestro Gian Carlo Menotti e da una delle figlie di Arturo Toscanini, si dice esasperato e mette nero su bianco la sua rabbia. In un manifesto apposto all’ingresso del suo locale di via Tommaso Martani, a cui ha provocatoriamente apposto i sigilli, sfoga il suo sconcerto per la confusione che regna sulle nuove disposizione in materia di distanziamento ma anche la preoccupazione per gli aumenti generalizzati che stanno colpendo, più di altri, la categoria. “Siamo in ferie mascherate - ironizza - L’ultima bolletta dell’energia elettrica è stata una mazzata, dalle quasi 800 euro che era solito pagare, sono passato a 1.700 euro. Il doppio. La bolletta del gas, invece, neanche l’ho voluta vedere. E poi stanno aumentando i costi di tutte le materie prime. A questo - evidenzia - va ad aggiungersi la confusione che regna sovrana anche a causa dell’andamento della pandemia. Avevamo completato tutte le prenotazioni per Natale e Capodanno e così, per non trovarci in difficoltà, con un largo anticipo ci eravamo attrezzati per avere il rifornimento necessario. Ma dal 20 dicembre in poi sono iniziate ad arrivare solo disdette”.

 

 

 

Un’iniziativa provocatoria, quella del Pentagramma, cui Alberto Massarini non è nuovo. C’era anche lui, lo scorso aprile, con i ristoratori che protestavano vicino casa del premier Draghi, a Città della Pieve. O, ancora prima, tra quelli a Montecitorio per chiedere sostegni. “L’effetto di questi rincari è ancora più pericoloso di quello del Covid - evidenzia Massarini - perché nel periodo del lockdown eravamo tutti chiusi e potevamo far conto su un minimo di aiuto da parte dello Stato. Adesso, invece, possiamo restare aperti ma di gente in giro non ce n’è. Pensi che solo nella zona di Piazza della Libertà, a Spoleto, sono sedici i titolari di locali che, come me, hanno deciso di restare temporaneamente chiusi per una situazione che sta diventando insostenibile: clienti dimezzati a fronte di spese raddoppiate. Peraltro - aggiunge Massarini - veniamo da anni di crisi. Questo territorio dell’Umbria è stato per troppo tempo in difficoltà per colpa del terremoto. Quando quella crisi sembrava essere superata, ci si è messo il Covid. Ora questi rincari pazzeschi”.

 

 

 

 

E gli aiuti stanziati proprio nelle ultime ore dallo Stato? “L’ennesima presa in giro - dice Massarini - La cassa integrazione Covid, che poteva aiutare noi e i nostri dipendenti, non è stata prorogata. Quando riapriremo, a febbraio, non so davvero come faremo per andare avanti”.