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Terni, le Piscine dello Stadio riapriranno. Soluzione più vicina per gli abbonati e le società sportive

Antonio Mosca
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“Stiamo lavorando d’intesa con il concessionario e contiamo di riaprire le Piscine dello Stadio (nella foto di Stefano Principi) già dalla metà della prossima settimana”. A parlare così è Luigi Barelli, amministratore della Pds Sport & Fun Srl, la società che ha in sub concessione il maxi impianto di Terni. Venerdì 21 gennaio si incontrerà con la Piscine dello Stadio Srl, che ha la struttura in concessione per 30 anni dal Comune, e si potrebbe trovare una via d’uscita dopo l’improvvisa sospensione dell’attività che ha creato problemi a non finire al personale, agli abbonati e agli atleti delle società sportive. “Il nostro obiettivo - spiega Barelli - è garantire la continuità dell’impianto e tutelare clienti e collaboratori”.

I problemi vengono da lontano. Il subconcessionario ricorda che “abbiamo provveduto a segnalare le difficoltà al Comune sin dall’anno successivo all’inaugurazione. E con il passare del tempo la situazione è peggiorata. Anche perché dal Comune non ci è mai arrivata alcuna risposta pur svolgendo un servizio che, a tutti gli effetti, è pubblico. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’emergenza Covid. Con tutto quello che è capitato alle strutture simili alla nostra. E con la necessità di pagare oltre 60 mila euro al mese di canone senza alcun tipo di sostegno pubblico - afferma - siamo stati costretti a sospendere l’attività. Ma il Comune sapeva delle nostre difficoltà.

Non le avevamo mai nascoste”. Barelli aveva posto più volte l’esigenza di rivedere il piano economico-finanziario e di alleggerire il canone annuo che oggi è di 650 mila euro più Iva. “In realtà - ricorda Barelli - non abbiamo mai potuto sfruttare a pieno la concessione che prevedeva la possibilità di sistemare adeguati spazi pubblicitari, modificare la viabilità ed evitare le chiusure in occasione delle partite infrasettimanali della Ternana. Per non parlare delle utenze e dei rincari sul costo dell’acqua, per la quale il Sii non ha riconosciuto l’uso pubblico. Andare avanti così non era più possibile. I costi di gestione erano diventati insostenibili”.  Ma adesso si profila una soluzione per riaprire il maxi impianto.