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Peste suina in Umbria, l'assessore Morroni: "Nessun caso. No alla proroga della caccia"

Il sindaco Roberto Morroni

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In Umbria non ci sono stati casi di peste suina. Lo sostiene l'assessore regionale alle politiche agricole, Roberto Morroni, che ha diffuso una nota in cui fa il punto della situazione. "In Umbria - scrive - non sono stati segnalati ancora casi di peste suina africana. Proseguirà pertanto il contrasto alla diffusione dei cinghiali, vettori della malattia, secondo la programmazione regionale, ma non potrà essere prorogata la caccia in battuta, poiché non è consentito dalla normativa e potrebbe, anzi, accrescere i rischi di propagazione della malattia".

Morroni ha spiegato che "considerato che la specie dei cinghiali è il veicolo del virus fra la fauna selvatica, la diminuzione della densità di popolazione è senz'altro uno degli obiettivi da perseguire. Il prelievo venatorio, infatti, costituisce lo strumento più diretto ed efficace per ridurre la diffusione dei cinghiali sul territorio, ma va coniugato con i criteri di gestione e di controllo della propagazione della malattia". Come spiegato da Morroni, finché sul territorio regionale non sarà rilevato un caso di peste suina, "continueranno tutte le ordinarie attività di controllo e di contenimento che, come più volte ribadito, non devono essere considerate attività venatoria e, come tali, non rientrano nella sfera delle prescrizioni previste dal calendario" della stagione di caccia.

Il fatto che non sono stati segnalati casi nei territori regionali di Umbria e Marche, era emerso anche nel corso della seconda commissione dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, presieduta da Valerio Mancini. In audizione è stato ascoltato il direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle due regioni, Vincenzo Caputo. Secondo quanto ha riferito "la principale problematica riguarda l'eventuale contagio dei cinghiali che renderebbe necessario l'abbattimento di tutti i capi presenti in Umbria, stimati in 70mila, prima di poter affrontare la questione dei suini di allevamento, che andrebbero a loro volta soppressi". La presenza accertata di Psa porterebbe al blocco dell'attività di trasformazione delle carni crude e dei salumi di cinghiali e maiali.