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Umbria, inflazione al 3,9%. L'Unione consumatori: famiglie spenderanno 1.450 euro in più

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Inflazione al 3,9% in Umbria secondo gli ultimissimi dati resi noti dall’Istat relativi alle regioni e ai capoluoghi con più di 150 mila abitanti. Tradotto in soldoni, secondo l’Unione nazionale consumatori significa che nel cuore verde d’Italia una famiglia media di quattro persone (una coppia con due figli) spenderà 1.450 euro in più su base annua. L’Unione consumatori ha anche stilato una classifica delle regioni più care: l’Umbria si attesta in sesta posizione dietro Valle d’Aosta (inflazione al 4,2% e rincari di 1.764 euro), Liguria (4,5% e rincari di 1.665 euro), Trentino Alto Adige (4%, 1.553 euro in più), Friuli Venezia Giulia (4,4%, 1.513 euro) e Veneto (4,1% e rincari di 1510 euro).

 

 

 

Nella classifica delle città più care, invece, ossia dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, Perugia conquista (si fa per dire) l’ottava posizione con un rincaro annuo per una famiglia di quattro persone stimato intorno ai 1.464 euro. In testa alla hit c’è Bolzano dove l’inflazione tendenziale pari a + 4% pur non essendo la più alta, si traduce a una spesa maggiore di 1.795 euro per una famiglia di quattro componenti. Damiano Marinelli, presidente regionale dell’Unc, spiega che la situazione è pesante. A incidere di più sui bilanci familiari saranno le maggiori spese per abitazione, acqua ed elettricità stimate intorno ai 535 euro e quelle per i trasporti, in media 452 euro l’anno.

 

 

 

“Ad aggravare ancor più il quadro - evidenzia Marinelli - si aggiungono anche fattori esterni come il fallimento di alcuni piccoli operatori che fornivano energia elettrica e gas a prezzi molto competitivi ma che poi non hanno retto alla stangata dei rincari. Molti nostri associati ci stanno contattando perché si sono ritrovati, senza preavviso, a passare ad altra compagnia con tariffe molto meno convenienti, a volte senza nessuna precedente comunicazione. E così - evidenzia Marinelli - anche persone molto attente all’andamento dei prezzi, si sono ritrovate con contratti al massimo dei costi”. La questione caro bollette non va di certo sottovalutata, avvisa l’Unc, perché il rischio grande è che le famiglie reagiscano agli aumenti contraendo la spesa con effetto a cascata sul commercio e sull’economia. Una conseguenza temuta, in particolare, da commercianti, baristi e ristoratori per i quali è molto probabile che i consumatori - disponendo delle stesse entrate, visto che gli stipendi non aumentano - vadano a tagliare i beni che non sono considerati di prima necessità quindi colazione al bar, pranzo al ristorante, vacanze.