Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, i rincari di energia e materie prime costringono i baristi a rivedere il prezzo di caffè e cappuccino

  • a
  • a
  • a

I baristi schiacciati dai rincari di energia elettrica, gas e materie prime, sono costretti a rivedere anche i loro listini. E la colazione al bar, inevitabilmente, si fa più cara con rialzi medi tra il 10 e 20%, raramente qualcosa in più. “Veniamo da venti anni di crisi e da due di chiusure a singhiozzo - evidenzia Romano Cardinali, presidente Fipe Confcommercio Umbria -. Ora ci ritroviamo a fare i conti con bollette che raddoppiano a fronte d'incassi che invece, a dicembre e gennaio, sono dimezzati per la stragrande maggioranza delle nostre attività. Adesso siamo veramente di fronte a un bivio: o andiamo a rubare o restituiamo le chiavi e ce ne torniamo a casa. Davvero siamo alla frutta - continua il presidente Cardinali - lavoriamo 15 ore al giorno, abbiamo dato il sangue in questa lunga emergenza e adesso ci ritroviamo a dover fronteggiare rincari inauditi e ingiustificabili. E anche io, che sono un ottimista per natura, non posso che sbottare”. Le associazioni di categoria stanno avendo incontri sul territorio con gli associati per avere un quadro della situazione.

 

 

 

Ma il grido è unanime: “Così non si può andare avanti”. E’ esasperato Gianni Segoloni, titolare del Bistrot di Perugia: “Ai rincari energetici si associano gli aumenti di tutte le materie prime, dal caffè allo zucchero, persino degli incarti. Inoltre dobbiamo tenere personale in più per velocizzare le operazioni di controllo del green pass- evidenzia ancora Segoloni - e tutto questo avviene in un momento in cui la gente ha paura e preferisce stare a casa. In questo ultimo periodo il nostro fatturato, rispetto al pre Covid, ha subito una diminuzione tra il 20 e il 40%. Siamo in un lockdown nascosto. Ritoccare i prezzi, in questa situazione, diventa inevitabile: presto il caffè passerà da 1,10 a 1,20, il cappuccino da 1,30 a 1,40, il cornetto da 1,20 a 1,50 probabilmente. Non possiamo spegnere le luci o staccare il riscaldamento e se non rivediamo i prezzi, non andiamo avanti”. Diego Rosi, titolare dell’Umami bar a Foligno, la pensa allo stesso modo. “Molti locali hanno già chiuso, altri lo faranno presto perché andare avanti così è impossibile - spiega - Hanno aumentato tutto, in alcuni casi anche del 50%, come possiamo andare avanti?”. Sempre a Foligno Paolo Berti, titolare di quattro ristoranti di cui due fanno anche servizio bar, spiega che il pensiero più grande, in questo momento, sono i 104 dipendenti che ruotano in queste attività. “Non vogliamo riattivare la cassa integrazione e non vogliamo mandare a casa nessuno - racconta - ma certo la situazione è difficile. L’effetto dei rincari è peggiore di quello della pandemia. L’energia elettrica ha raggiunto cifre incredibili - evidenzia Berti - tutti i fornitori hanno alzato la cresta, persino lo zucchero in bustine che prima era offerto dalla torrefazione ora si paga. Noi siamo contrari agli aumenti perché sono sempre malvisti e perché vanno a toccare famiglie che, a loro volta, si sono viste raddoppiare le bollette. Ma forse non avremmo alternative”.

 

 

A Terni Stefano Amici, titolare del bar Pazzaglia in pieno centro, dice di non avere scelta: “Bisognerà per forza ritoccare i listini, bisogna vedere come e quando - evidenzia - Intanto, proprio per andare a intaccare il meno possibile, abbiamo rinunciato con grande rammarico al personale a tempo determinato”. Angelo Monopoli, titolare del Grifo 2000 di Ponte San Giovanni, dice di non potersi permettere neanche di aumentare di mezzo centesimo il prezzo del caffè: “Se dovessimo perdere anche un solo cliente sarebbe la fine - spiega - Quello che stiamo vivendo è un lockdown mascherato, alle sette di sera tutti a casa e locali vuoti. La situazione è drammatica, i rincari ci stanno ammazzando”.