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Denise Pipitone scomparsa, il pm che indagò: "Quel giorno a Mazara telefonate tra sim attivate a Terni"

Giorgio Palenga
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Finora è quello che lei chiama “un sasso lanciato nello stagno”, del quale però non ha fornito spiegazioni, né ha formulato ipotesi. L’auspicio è che a breve, nel corso del processo che la vede imputata di false informazioni rese al pubblico ministero, l’ex pm che indagò sulla scomparsa di Denise Pipitone sia chiamata a spiegare come lega la sparizione della bambina al traffico telefonico registrato a Mazara del Vallo l’1 settembre 2004, che lei ritiene evidentemente “anomalo”, con l’utilizzo di sim-card tutte acquistate da uno stesso venditore di Terni.

Maria Angioni è il magistrato che coordinò le indagini su Denise, la bambina che si è come volatilizzata, quel giorno di settembre di 17 anni fa. Divenuta nel frattempo giudice del lavoro a Sassari, dove è nata e oggi lavora, per Angioni lo scorso 23 dicembre 2021 è iniziato un processo a Marsala, dopo che i pm Roberto Piscitello e Giuliana Rana l’hanno accusata di aver fornito informazioni non veritiere, o comunque parziali o incomplete, ai colleghi che hanno riaperto uno dei casi irrisolti più clamorosi della storia della cronaca nera del nostro Paese.

 

Sull’andamento delle indagini avvenute nell’immediatezza del rapimento della bambina è stato detto e scritto di tutto e di più. Negli anni sono stati ravvisati errori, imprecisioni, omissioni anche piuttosto clamorose, oltre a una serie di legami – accertati o presunti – tra chi indagava e le persone potenzialmente informate dei fatti, o addirittura sospettate di coinvolgimento, che hanno scatenato ore e ore di trasmissioni televisive. Fino ad arrivare al rinvio a giudizio del magistrato che all’epoca teneva le fila di tutte le indagini.

Angioni, così, ha iniziato a parlare, adombrando scenari investigativi o mai presi in considerazione – e di questo dovrebbe spiegare il perché – o magari accantonati senza approfondirli, sempre però lanciando il messaggio che proprio lei, per prima, vorrebbe contribuire ad arrivare alla verità sulla vicenda.

In questo contesto, quindi, si inserisce il post sul profilo Facebook del magistrato che lega gli accadimenti del giorno della scomparsa di Denise con una circostanza avvenuta a Terni. “Quante sim telefoniche attivate tutte presso lo stesso dealer di Terni hanno comunicato fra loro il 1.9.2004 a Mazara del Vallo!”, dice l’ex pm del tribunale siciliano.

Una riflessione che, inevitabilmente, si mette in relazione a quanto dichiarato ai microfoni di Quarto Grado, su Rete 4, quando il giudice si è detta sicura che il rapimento della bambina non sia stato un atto d’impeto di qualcuno ma sia stata viceversa azione pianificata.

 

E allora, in questo presunto piano criminale, ci sta pure l’acquisto di un certo numero di schede telefoniche in un unico punto vendita ben lontano da Mazara del Vallo, per l’appunto quello di Terni, per poi far comunicare i presunti rapitori? Quarto Grado (nella foto il momento della trasmissione dedicato all'episodio), peraltro, ha ripreso questo post via Facebook del giudice, inserendolo nella revisione di tutti gli elementi raccolti nell’indagine che però hanno già portato all’assoluzione prima di Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, accusata in un primo momento di averla rapita, e poi all’archiviazione della nuova inchiesta aperta nei confronti di Anna Corona, l’ex moglie del padre naturale della piccola.

Insomma, malgrado un volume impressionante di intercettazioni, ambientali e telefoniche, i tanti elementi raccolti non hanno portato ancora a risalire cosa sia successo quel giorno. E che fine abbia fatto Denise.

Tornando a Terni, Angioni rivela anche che “a Giulianova, il primo settembre 2004 sono emerse dai tabulati conversazioni telefoniche fra una delle diverse persone con scheda sim acquistata sempre dallo stesso dealer di Terni, e una persona residente a Giulianova, nonché un contatto di quest'ultima. Conversazioni – dice ancora l’ex pm di Mazara – mai spiegate in modo credibile, neppure nel corso del processo contro Jessica Pulizzi. Sono telefonate collegate con la pluralità di schede telefoniche vendute dallo stesso dealer? Si riuscirà mai a pescare il bandolo della matassa?”.

La speranza è che il processo che vede Maria Angioni imputata a Marsala possa far emergere nuovi spunti investigativi, magari trascurati in precedenza. Chissà, forse anche legati alle sim telefoniche acquistate in blocco a Terni e utilizzate a Mazara il giorno della sparizione di Denise.