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Turismo, Umbria in pandemia fra le prime cinque regioni per incremento visitatori

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Sabrina Busiri Vici
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L’Umbria è la quinta regione per incremento di presenze turistiche registrato nei primi nove mesi del 2021 rispetto all’anno precedente. Con un aumento pari al 29,8% il Cuore verde si posiziona dopo Sardegna (+62,8%), Veneto (+48,3%), Friuli-Venezia Giulia (+48,2) ed Emilia-Romagna (+33,3%). E’ quanto si legge nell’ultimo report Istat, appena pubblicato, sul Movimento turistico in Italia.
L’Umbria, in linea con il resto della Penisola, evidenzia dunque una crescita di presenze dei clienti negli esercizi ricettivi nei primi nove mesi del 2021 rispetto al 2020 (+29,8%)  su una media italiana del +22%  ma pur sempre sotto i livelli del 2019, -28,6%. Da notare comunque che il calo umbro è ben inferiore alla media nazionale pari a -38,5%. E la performance della regione è andata ancora meglio se confrontata con l’andamento registrato dall’area Centro pari a -48,8% e rispetto alle regioni del Nord-ovest -44,3%. Le ripartizioni del Sud (-39,1%) e delle Isole (-37,8%) sono in linea con la media nazionale (-38,4%) mentre il Nord-est registra una flessione meno ampia (-30,3%). A livello regionale i cali maggiori del numero di presenze riguardano Lazio (-73,4%) e Campania (-60,1%). 
Per quanto riguarda, invece, le tipologie di strutture ricettive, a soffrire di più è il comparto alberghiero, con un calo di presenze del 44,3%, rispetto al comparto extra-alberghiero -28,3%.  

 


Il turismo, nel periodo di tempo preso in esame, registra una maggiore componente domestica, o di prossimità. Le presenze dei residenti in Italia sono infatti circa l’80% di quelle registrate nel 2019, a fronte del 44% dei non residenti.
Dalla rilevazione Istat si apprende che nel 2020 le spese turistiche hanno subito una marcata contrazione per effetto delle restrizioni imposte dalla pandemia (-33,8% per la spesa turistica domestica e -65,7% per la spesa turistica all’estero). I residenti che hanno pernottato negli esercizi ricettivi in Italia, per vacanza o per lavoro, - il dato umbro è in linea con quello nazionale - hanno speso in media 408 euro a viaggio e 77 euro a notte, meno della metà di quanto speso per un viaggio all’estero (769 euro in media). Anche per effetto della minor durata dei viaggi trascorsi negli esercizi ricettivi oltre i confini nazionali, la spesa media giornaliera all’estero (135 euro) è superiore di 58 euro al giorno rispetto quella in Italia (la differenza era 41 euro nel 2019).

 

 


Le differenti dinamiche osservate rispetto alle diverse tipologie di alloggio hanno avuto ricadute nell’andamento della spesa, riducendo il divario tra la spesa media per una vacanza trascorsa pernottando negli esercizi alberghieri (pari a 458 euro) e quella sostenuta per gli esercizi extra alberghieri (430 euro) a causa del forte calo della prima (-19,4% sul 2019). Gli esercizi alberghieri sono stati più colpiti dalla crisi pandemica rispetto agli extra-alberghieri; tuttavia, la spesa media giornaliera per le vacanze nei primi rimane superiore del 48,5% rispetto ai secondi (98 euro contro 66).