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Umbria, in aumento gli immobili all'asta. Nel 2021 vendute più di duemila abitazioni. Il caso Dentix

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Aumenta il numero delle aste immobiliari in Umbria che si attesta tredicesima regione in Italia. Sono 4.350 i beni oggetto di vendita forzata nel 2021, di questi la quasi totalità (4.127) nella provincia di Perugia che si conferma come una delle realtà italiane con il più alto numero di beni all’incanto. Sono 15 infatti, le province che, da sole, generano il 38% delle aste su base nazionale. Sono Roma (5%), Milano (4%), Pavia, Perugia, Napoli, Bergamo, Ancona (3%), Catania, Brescia, Cosenza, Palermo, Messina, Sassari, Torino e Macerata (2%). Il 46,34% dei beni all’asta rientrano nella categoria residenziale, oltre duemila case che non si è riusciti a pagare. Per quanto riguarda la città di Terni, invece, nel 2021 ha visto finire all’asta 223 immobili, circa il 40% dei quali abitazioni. L’indagine è quella elaborata dal Centro Studi AstaSy Analytics. “In un contesto sociale ed economico così complesso nel 2022 un ruolo da protagonista sarà giocato dalle operazioni extragiudiziali - ha spiegato Alessandro Venturi Specialist AstaSy per la regione Umbria - E’ opportuno ricordare che il 32% delle esecuzioni Immobiliari hanno la possibilità di trovare un accordo tra creditore e debitore. Questo permette in primis la vendita del bene in tempi inferiori rispetto alla giustizia e soprattutto dà la possibilità all' esecutato di estinguere completamente il proprio debito. Statisticamente, un bene posto in vendita a mercato libero viene commercializzato in circa sei mesi, oltre al fatto che il valore di recupero si attesta intorno al 30% in più del presunto incasso giudiziale su ogni singolo caso”.

 

 

 

 

Anche in Umbria, in linea con il dato nazionale, le aste immobiliari che registrano un incremento rispetto al 2020 quando, in tutta la regione, gli immobili venduti erano stati 3.506 (1.898 le case). Come spiegano dal Centro studi AstaSy, questi due anni, scientificamente parlando, non sono da paragonare a quelli precedenti e vanno visti ed analizzati come uno spaccato di realtà che ha avuto decine e decine di variabili, basti pensare alle limitazioni alle visite fisiche, le limitazioni alle partecipazioni in presenza, lo spostamento del focus verso altre problematiche e la sospensione delle aste stesse. A livello nazionale il mondo giudiziale, causa Covid, ha totalizzato circa 380 giorni di stop per un mancato recupero di oltre nove miliardi di euro in due anni, circa 4.815.886.900 nel solo 2021.

 

 

 

 

Tra i beni in vendita forzata ci sono anche quelli che facevano parte delle cliniche di Perugia e Foligno della società Dentix per la quale il tribunale di Milano lo scorso anno aveva dichiarato il fallimento. Ora il giudice Francesco Pipicelli ha fissato per il 22 febbraio alle 10 l’asta giudiziaria per mobili, postazioni di lavoro, porte schermate per raggi x, computer e stampanti. I beni pignorati all’incanto sono visibili anche online. In Umbria sono circa 800 i clienti che si sono ritrovati a pagare rate per cure odontoiatriche mai fatte: la società, infatti, dopo il lockdown 2020 non aveva più riaperto. L’Unione consumatori, che aveva seguito gran parte di questi casi e aveva messo a disposizione un pool di avvocati, era riuscita a bloccare i finanziamenti avviati. Molti dei casi seguiti in questo iter sono di Perugia dove Dentix aveva aperto il suo terzo centro ad alta specializzazione dell’Umbria, dopo quelli di Foligno e Terni: 300 metri quadri (nella sede della ex Prenatal) con l’assunzione di 15 professionisti del territorio e uno staff con direttore, vicedirettore, odontoiatri, assistenti alla poltrona e receptionist. Nessuna delle persone assistite dall’Unione consumatori parteciperà all’asta.