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Umbria, l'Aur: "Economia in crescita". La presidente Tesei: "Ora da gestire 1,5 miliardi del Pnrr"

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L’Umbria aggancia il treno della ripresa facendo registrare, nel 2021, una “crescita intensa e con prospettive positive” anche se in un clima di “grandissima incertezza” legato ai mercati mondiali e all’aumento dei prezzi delle materie prime. E’ quanto emerso dalla Relazione economico sociale dell’Agenzia Umbria ricerche dal titolo L’Umbria che riparte. Lo studio è stato presentata ieri in videoconferenza a Palazzo Donini dalla presidente della Regione, Donatella Tesei, dal commissario straordinario dell’Aur, Alessandro Campi e dai due ricercatori che hanno curato la ricerca, Mauro Casavecchia ed Elisabetta Tondini.
“Tutte le fonti - ha detto Campi - dicono che nel 2021 c’è stata una significativa ripresa economica dell’Umbria. Si sono poste quindi le basi solide perché nel 2022, anno decisivo anche per l’impatto del Pnrr, si possa procedere nella stessa direzione”. L’obiettivo, ha evidenziato la presidente Tesei, è recuperare ora quanto perso con la crisi pandemica ma anche il gap che si è venuto a creare nell’ultimo ventennio partendo da quanto già fatto.

 

 

“Il 2021, così come il 2020, ha visto l’Umbria fare come e meglio della media nazionale su molti parametri - ha evidenziato la governatrice - tutto frutto di risorse e di misure regionali nuove, di un paradigma e di una idea che ha messo al centro di una serie di azioni l’impresa, cosa che avrà rilevanza su molte altre questioni”. Indicativo l’exploit del turismo.
In Umbria il Pil torna a crescere per l’effetto moltiplicatore della prevista risalita della domanda: il Prodotto interno lordo, stimato a livello nazionale in crescita attorno al 6,2-6,3 per cento vede un dato umbro che si attesta fra il 5,7 e il 6,1 per cento. Risale nel 2021 anche la domanda estera (circa il 14%) per poi stabilizzarsi su livelli più contenuti nel 2022. Una tendenza fortemente positiva è prevista anche per gli investimenti (oltre il 15% nel 2021), che anche negli anni a seguire - evidenzia lo studio - sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale per la ripresa. Infine, la più contenuta dinamica di crescita dei redditi disponibili delle famiglie e dell’occupazione prevista in Umbria rispetto alla media nazionale può essere frutto del più moderato peggioramento registrato su questi fronti nella regione nel 2020. Il lavoro, già in recupero, riconquista punti soprattutto nel 2022: ma i tassi di crescita umbri risultano inferiori a quelli nazionali se calcolati sulle unità piene; al contrario, la performance umbra in entrambi gli anni supera quella italiana se si considerano gli occupati. Lo studio ha evidenziato anche un aspetto curioso e cioè come nel periodo della pandemia le dimissioni volontarie dal lavoro siano cresciute con numeri più evidenti che nel resto d’Italia. 

 

 

 

 

 

 

Per Campi l’Umbria è ora chiamata a intervenire su tre condizioni: il collegamento fra territori, la dimensione urbana per favorire sistemi integrati e il fenomeno della decrescita demografica. “Dobbiamo proseguire nel trend di ripresa – ha rilevato la presidente Tesei – per renderla strutturale e per invertire anche la tendenza che vede un inverno demografico della nostra regione, rendendola attrattiva per i nostri giovani affinché in Umbria possano formarsi, lavorare e viverci. Altre sfide strategiche sono quelle della sanità territoriale e digitale, della mobilità, del turismo, dell’innovazione. Muoveremo in questa direzione la leva del Pnrr, forti delle risorse per circa 1 miliardo e mezzo di euro che la Regione è riuscita ad aggiudicarsi e che utilizzeremo per investimenti strategici. Altra leva fondamentale sarà quella della programmazione comunitaria, in cui sarà massimo il nostro impegno affinché ogni risorsa sia spesa per contribuire al bene degli umbri”.