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Umbria, tasso di occupazione femminile ancora troppo basso

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Il 42% delle donne in Umbria non lavora. Un quarto delle occupate, invece, ha un contratto part-time, spesso a tempo determinato. Soltanto l’11% riveste posizioni apicali. I numeri sono stati diffusi martedì, in consiglio regionale, per illustrare la mozione presentata dai consiglieri della Lega, Daniele Carissimi e Paola Fioroni, poi passata all’unanimità, che mira a favorire la partecipazione delle donne al mondo del lavoro. 
Il problema è diffuso. In Italia ad avere un’occupazione è il 53% delle donne contro il 67% della media europea. In Umbria, il tasso di occupazione delle donne è appena più alto della media nazionale ma si attesta comunque a un livello significativamente più basso di quello degli uomini, 58% contro 71%. Dal rapporto Aur 2021 sulle asimmetrie di genere nella società umbra, emerge che sul tasso di occupazione femminile influiscono diversi fattori, tra cui la maternità.

 

 

 

Le donne con figli hanno minori opportunità lavorative rispetto alle donne senza figli. In Umbria, inoltre, quasi un quarto delle donne che lavorano lo fa in condizione di part-time involontario, cioè accettato in assenza di un’alternativa a tempo pieno, e in condizione di disallineamento tra titolo di studio e occupazione. Con riferimento all’opportunità per le donne di accedere a posizioni apicali, dal Rapporto manageritalia del 2019 si evince che in Umbria, nel settore privato, le donne rappresentano l’11% dei dirigenti contro il 17% a livello medio italiano. “Sono dati allarmanti che il Covid ha inevitabilmente aggravato - evidenzia Paola Fioroni - Il nostro obiettivo è quello di rendere questa regione più attrattiva, anche per le giovani donne e mamme cui non può essere negato il diritto al lavoro. Il divario di genere deve essere cancellato una volta per tutte, con strumenti mirati ed efficaci”. 

 

 

 

La proposta è quella del Gender responsive public procurement, attualmente adottato in Italia solo da Lazio e Puglia, che prevede l’inserimento, nelle procedure di evidenza pubblica indette dalle pubbliche amministrazioni, di criteri premiali che tengano conto delle iniziative organizzative e gestionali attuate dagli operatori economici concorrenti al fine di aumentare l’occupazione femminile, ridurre le discriminazioni economiche e retributive, promuovere la partecipazione delle donne in ruoli apicali, favorire organizzazioni del lavoro family friendly e, più in generale, ridurre il gender gap in ambito lavorativo.