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Umbria, i rincari del gas mettono a rischio il comparto delle ceramiche

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La Tagina di Gualdo Tadino che spegne i forni e chiude per un mese diventa l’emblema di quanto i rincari di luce e gas pesino sulle aziende, in particolare su quelle del comparto ceramica che per lavorare devono utilizzare la componente elettrica e quella gassosa. “Il problema è enorme e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi mesi se non saranno presi provvedimenti immediati”, spiega Nicola Angelini, presidente regionale Confimi, l’associazione che raccoglie le piccole e medie imprese del manifatturiero. “Da evidenziare che il problema dei rincari è mondiale ma in Italia l’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas è più marcato che altrove - puntualizza Angelini - E soprattutto più marcato che nel resto d’Europa, per cui ci ritroviamo con la concorrenza forte di paesi come il Portogallo o la Romania”. Nei centri dell’Umbria che vantano la più antica tradizione della ceramica - Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto - la questione diventa della massima rilevanza.

 

 

 

“Come amministrazione comunale stiamo seguendo passo passo la problematica - evidenzia Michele Toniaccini, sindaco di Deruta e presidente della Strada della ceramica - Abbiamo accolto con favore la notizia dell’approvazione da parte della commissione bilancio del Senato di un emendamento che prevede uno stanziamento di 15 milioni a sostegno della ceramica artistica”. Annalisa Mordenti, presidente del comitato degli artigiani che riunisce 78 aziende attive a Deruta, evidenzia che i rincari vanno a incidere in maniera quasi proibitiva nel settore. “Chi lavora per il semilavorato ha già annunciato aumenti dei prezzi delle forme - racconta - per cui è inevitabile che poi il prodotto finito sarà più caro. Tuttavia dovremmo limitare il più possibile aumenti ai consumatori che altrimenti finiranno per non acquistare schiacciati anche loro dalla crisi”.

 

 

 

Una vera e propria odissea. Fausto Chiodi, altro imprenditore della ceramica di Deruta, conferma le evidenti difficoltà del settore. “Pagavamo il gas 0,20 centesimo al metro cubo, ora siamo finiti a 0,70, addirittura per un periodo a un euro - racconta - Noi stiamo terminando le commesse del 2021 per il Nord Europa e poi resteremo alla finestra. Se la situazione resta questa, continuare a lavorare significa rimettere. Molti colleghi si sono già arresi. Noi andiamo avanti, stringiamo i denti perchè abbiamo tredici dipendenti e ci sentiamo sulle spalle tutto il peso delle loro famiglie”.