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Agriturismi, Umbria e Toscana le regioni con più concentrazione di strutture: ma cala il loro valore economico

Sabrina Busiri Vici
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In collina, lontani dai centri urbani, tra il verde e la pace: il soggiorno in agriturismo calza a pennello alle esigenze imposte dalle regole anti Covid. Lo dimostrano anche i dati elaborati da Istat, pubblicati a fine anno, dove si registra in Umbria un incremento del 2% dal 2019 al 2020 rispetto, invece, al calo del -1,6% delle Marche
Inoltre, l’Umbria, insieme alla Toscana, è la regione d’Italia con maggiore concentrazione: nel 97% dei Comuni c’è almeno una struttura rispetto alla media nazionale del 63%. Nel dettaglio: nel Centro oltre l’84% dei comuni ospita almeno un agriturismo; seguono i comuni del Nord-est (78,6%), delle Isole (62,6%), del Sud (56,9%) e quelli del Nord-ovest (52,5%). 

 

 

Di fronte a un aspetto quantitativo rassicurante a calare è invece il valore economico nel primo anno di pandemia. La crisi sanitaria ha fortemente ridimensionato il valore economico di questo comparto il cui valore aggiunto incide per il 2,3% su quello dell’intero settore agricolo (compresa silvicoltura e pesca). Rispetto al 2019 si è registrato un calo dal -47,4% del Centro al -50,5% del Nord-est, l’area più penalizzata. Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero agriturismi) è di poco superiore a 32 mila euro (63 mila euro nel 2019) e sale a poco più di 41 mila nel Nord-est e a oltre 34 mila nel Centro. Dall’indagine Istat emerge che in Umbria nel 2020 erano presenti poco meno di 1.400 strutture per un totale di oltre 25 mila posti letto, la maggior parte (oltre 1.100) aziende garantiscono alloggio e altre attività e sono posizionate quasi tutte in zone collinari. Nel Cuore verde le attività più praticate nelle aziende agrituristiche, sempre secondo l’indagine Istat, risultano il trekking, l’escursionismo e la mountain bike. Quattrocento agriturismi offrono al cliente alloggio e ristorazione. In Umbria la ristorazione all’interno delle strutture risulta infatti poco praticata ma 659 aziende prevedono comunque nel servizio alloggio e prima colazione. La multifunzionalità rappresenta uno dei punti di forza del comparto.

 

 

Nel 2020 risultano 655 gli agriturismi in regione condotti da donne (+ 1,9% rispetto al 2019) e 744 da uomini (+1,9%) . La presenza femminile è rilevante nella conduzione degli agriturismi con fattorie didattiche, che rappresentano un fenomeno innovativo e in costante crescita negli ultimi anni: dal 2011 il loro numero è aumentato del 70,3%. A testimoniare la capacità di rigenerazione del settore c’è il rapporto fra attivazione e cessazioni: in Umbria la presenza di strutture con una lunga tradizione sembra frenare la sostituzione delle strutture cessate con quelle nuove. Di fatti, tra il 2019 e il 2020, sono state autorizzate 57 strutture rispetto a 2 cessazioni.