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Costo del gas troppo alto, Tagina ferma la produzione a gennaio. L'ad: "Non è più conveniente"

Eleonora Sarri
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Costi del gas troppo alti, Tagina spegne i forni e ferma la produzione fino al 31 gennaio. E con lei tutti i siti produttivi del gruppo Saxa Grès. Il personale usufruirà delle ferie (tra l’altro sono numerosi i giorni da smaltire nello stabilimento di Gualdo Tadino) e poi si farà ricorso agli ammortizzatori sociali. Una scelta non dovuta a motivazioni produttive (gli ordini del gruppo per il 2022 ammontano a 85 milioni, pari praticamente al doppio del fatturato del 2021) ma al costo troppo alto del gas necessario ad alimentare i forni nelle fasi di cottura, passato da 0,20 euro al metro cubo a 1,80 con un rincaro pari al 500%.

 

 

La produzione sarà portata avanti con la rettifica e la scelta, così come proseguiranno le attività di manutenzione e il lavoro amministrativo.  A spiegare i motivi della scelta per il settore ceramico è l’amministratore delegato di Saxa Grès, Francesco Borgomeo. “Come gruppo abbiamo deciso di compiere questo passo perché quello che sta succedendo non è sostenibile - attacca Borgomeo - Con il costo del gas a questi livelli e i problemi di quarantene legati al Covid produrre non è più conveniente. Abbiamo i forni pieni, Gualdo vola così come gli ordini ma la produzione a gennaio avverrebbe praticamente sottocosto”. Un problema nazionale al quale, secondo Borgomeo, deve mettere mano il governo. “L’Italia ha bisogno di una politica di autosufficienza energetica altrimenti tutto il margine di guadagno che arriva con la ripresa, che per quanto ci riguarda è in atto, viene letteralmente mangiato dagli speculatori. Un fatto inaccettabile”.

 

 

L’ad di Saxa Grès torna quindi a battere su un tema molto caro al gruppo, quello della transizione ecologica con l’autosufficienza degli stabilimenti attraverso la produzione di biogas. “Abbiamo già iniziato l’iter autorizzativo alla Regione Lazio e a questo punto stringeremo i tempi anche in Umbria dove ci è stata assicurata massima collaborazione sul tema”. Per la ceramica l’energia incide per il 40% sul costo del prodotto. “Quello che sta accadendo - conclude Borgomeo - ci fa rabbia perché le cose vanno benissimo ma gli speculatori si stanno prendendo i nostri risultati. Bisogna iniziare a sostenere le fabbriche con politiche energetiche lungimiranti e che agevolino l’autosufficienza”.