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Graziano Ceccaroni: “La coltivazione del tabacco? Un'opportunità economica e di grande crescita per tutta la regione”

Il punto di vista dell'imprenditore attivo da oltre quarant'anni nella coltivazione del tabacco e titolare di un'azienda agricola nello spoletino

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Anche i suoi genitori erano agricoltori, ma a portare la coltivazione di tabacco all’interno dell’azienda di famiglia, ormai quarant’anni fa, ci ha pensato lui. Graziano Ceccaroni, titolare dell’azienda omonima nel territorio di Spoleto, ha iniziato a coltivare tabacco sin dal principio della sua attività, quando, ancora ragazzo, ha scelto di lavorare in campagna in mezzo ai campi e alla natura. Adesso, a distanza di quasi 40 anni dal suo esordio nel settore, gestisce un’impresa di circa 110 ettari, di cui quasi la metà seminati a tabacco.

 

 

 Una coltura importante per tutta la regione, che impiega più di 2mila lavoratori e che riguarda all’incirca 400 aziende produttrici. Contribuendo, a livello economico, a generare all’incirca 60 milioni di euro di indotto ogni anno - grossomodo il 10 per cento del Pil agricolo dell’Umbria - oltre a costituire, come spiega lo stesso agricoltore “una tradizione del comprensorio anche dal punto di vista sociale e culturale”. “Quando è toccato a me prendere in mano le redini dell’impresa di famiglia - esordisce Ceccaroni - ho notato che attorno a me le aziende più all’avanguardia producevano tabacco. E così mi sono convinto anche io a intraprendere questo tipo di percorso”. 

Graziano, come ti sei avvicinato al mondo del tabacco?

I miei genitori erano agricoltori ma non producevano tabacco. Da loro però ho preso la passione per questo mestiere, il piacere di stare all’aperto, senza limiti o vincoli. E la libertà di poter stabilire, giorno per giorno, il programma delle cose da affrontare. Poi, quando è toccato a me prendere in mano le redini dell’impresa di famiglia, guardandomi attorno ho notato che le aziende più all’avanguardia, quelle più in voga all’epoca, coltivavano tabacco. E così, mi sono convinto anche io a intraprendere questo tipo di percorso. Un cambiamento che in principio mi ha spaventato, ma che poi mi ha portato a grandi soddisfazioni, anche maggiori rispetto alle colture tradizionali. Perché coltivare il tabacco non è solo fare l’agricoltore, è qualcosa di diverso. 

Lo è per davvero? Cosa rende il tabacco tanto diverso dalle altre coltivazioni? 

Lo è. Il tabacco, a differenza delle altre colture, è una coltivazione di grande soddisfazione per un agricoltore, perché, più delle altre, viene apprezzato e valutato per la sua qualità. E questa caratteristica lo rende speciale, perché spinge noi coltivatori a migliorare tutti i giorni per ottenere un prodotto di livello sempre più alto, che sappia valorizzare il nostro lavoro e l’impegno che mettiamo in esso. In un qualche modo, si tratta di una sfida costante: coltivare il tabacco significa rinnovare a ogni nuova stagione quella speranza e quell’entusiasmo che ti porta ad avere un prodotto sempre migliore dell’anno precedente. E questo, per noi imprenditori, è fondamentale. Per chi si dedica anima e corpo a questo mestiere, non c’è piacere più grande di rendersi conto di aver creato un prodotto di qualità, che ti ripaga di tutte le difficoltà e delle fatiche affrontate per raggiungere l’obiettivo. 

Come è cambiato l’approccio alla coltivazione del tabacco nel corso degli anni? Si lavora nello stesso modo in cui hai iniziato quarant’anni fa oppure le cose oggi sono diverse?

Ovviamente, da quando ho iniziato io, le cose sono cambiate moltissimo. Il mondo è cambiato e così l’agricoltura. C’è stato nel corso degli anni un grande ammodernamento in tutte le fasi della coltivazione e oggi, molte delle mansioni che una volta venivano svolte a mano sono invece meccanizzate. Inoltre, adesso c’è molta più attenzione alle modalità con cui viene svolta la nostra attività, con un enorme passo avanti soprattutto sotto il profilo dei disciplinari che ne regolano lo svolgimento. La sicurezza del nostro ambiente di lavoro e delle nostre persone è centrale per noi imprenditori e, con l’aiuto e lo sprone delle aziende che acquistano la materia prima, siamo molto vigili in questo. Teniamo molto alla salvaguardia del nostro personale, il nostro tesoro più prezioso, senza il quale non potremmo coltivare alcunché. 

 

 

A livello economico, invece? Che tipo di rilevanza possiede questa coltivazione all'interno della regione? 

Una rilevanza fondamentale. Al di là dell’aspetto culturale e della tradizione, che è comunque importantissimo, il tabacco dà lavoro a oltre duemila persone in Umbria e questo significa, indirettamente, che oltre duemila famiglie dipendono almeno in parte dall’economia generata dalla coltivazione del tabacco. Basti pensare, poi, a quante altre persone vivono interconnesse alla filiera del tabacco. Non soltanto i coltivatori, ma anche a chi si occupa della costruzione dei macchinari, della logistica ecc. Si tratta, a tutti gli effetti, di un meccanismo complesso che genera valore economico e culturale all’interno di un territorio in cui l’agricoltura è centrale. Per molti anni, questa coltivazione ci ha resi felici. Ha fatto progredire le nostre aziende e ci ha anche permesso di diversificare le produzioni, garantendo la massima qualità del nostro prodotto e la crescita di tutto il comparto.

Cosa speri per il futuro della filiera umbra del tabacco?

La filiera del tabacco umbra è qualcosa di prezioso. Per questo è importante che tutti gli attori coinvolti, aziende, istituzioni e gli stessi agricoltori, collaborino tra loro non soltanto per preservarla, ma anche per continuare a farla crescere. Ci si può credere oppure no, eppure ad ogni raccolto l’emozione è la stessa della prima volta. E questo è qualcosa che non possiamo permetterci di perdere.

Una filiera di valore composta da centinaia di piccole e medie aziende che hanno plasmato e continuano a plasmare il nostro territorio. Aziende e persone dietro ad una coltivazione storica che, adesso, prendono voce grazie ad un progetto targato JTI per scoprire i volti dietro questa storia di successo.