Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Orvieto, alluvione del 2012: il Comune condannato a risarcire i cittadini dei danni subiti

Davide Pompei
  • a
  • a
  • a

“Se il Comune avesse realizzato l'opera in maniera conforme a quanto prescritto dalla Provincia di Terni, non si sarebbe verificata una 'rientrata d'acqua' di dimensioni consistenti. Ovvero se, a dire del consulente tecnico d'ufficio, l'opera di difesa idraulica è stata finanziata proprio per contenere la piena del fiume Paglia, il Comune avrebbe dovuto rispettare le regole di diligenza nell'esecuzione, in modo da evitare il danno”.

 

È scritto nero su bianco nella sentenza emessa dal Tribunale regionale delle acque pubbliche, presso la Corte d'appello di Roma, che ha riconosciuto la responsabilità del Comune di Orvieto, in provincia di Terni, per l'alluvione avvenuta, a seguito dell'esondazione del fiume Paglia, il 12 novembre 2012. Tra le zone interessate, come noto, anche quelle di Ciconia e La Svolta. La sentenza di primo grado condanna l'ente al risarcimento in favore di alcuni orvietani, assistiti in giudizio dall'avvocato Laura Trippetti, che avevano presentato ricorso dopo aver subito danni a beni mobili e immobili.

Ingente l'importo risarcitorio, vicino ai 180 mila euro. Già dall'accertamento tecnico preventivo, anche ai fini conciliativi, richiesto nel 2013 sempre al Tribunale regionale delle acque pubbliche, è emerso che le responsabilità del Comune sussistono per il mancato completamento e l’esecuzione difforme di quanto indicato dalla Provincia, delle opere idrauliche previste.

 

C'è evidenza documentale del fatto che il Comune si era impegnato alla messa in sicurezza della zona, classificata ad alto rischio idrogeologico che comprendeva l’abitato di Ciconia – La Svolta. Nel 2008 la Provincia autorizzava ai soli fini idraulici la realizzazione dell'opera di difesa arginale a condizione che venissero rispettate delle precise prescrizioni.

“L’intervento – si legge – deve essere realizzato conformemente a quanto rappresentato, nessuna modifica in merito potrà essere apportata senza ulteriore specifica autorizzazione, pena la revoca immediata della stessa e la rimozione completa o parziale di quanto eseguito o in corso di esecuzione”.

In sede di accertamento tecnico del 2013, però, il Comune aveva ritenuto di non aderire alla conciliazione. Per vedere riconosciuti i propri diritti, nel 2015 i cittadini danneggiati avevano quindi instaurato il giudizio di merito così come ora, alla luce della sentenza, potrebbero farlo altri. Il Tribunale ha stabilito che, nonostante l'eccezionalità dell'evento, l'acqua non sarebbe entrata nel lotto se tutto fosse stato realizzato come prescritto e a regola d’arte. Proprio la perizia redatta in sede di accertamento tecnico, acquisita al giudizio di merito, ha portato il Tribunale, specializzato in materia, a confermare la responsabilità dell’ente già in precedenza emersa. La sentenza, di sicuro rilievo comunque appellabile, ha messo, dopo lungo tempo, un importante punto fermo in una vicenda grave e dolorosa per i cittadini orvietani. Una circostanza che l’ente è chiamato a non ignorare.