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Covid in Umbria, per il Cts la variante Omicron è già prevalente e farà salire il contagio. Gammaitoni: "Tre mesi per uscirne"

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Alessandro Antonini
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"La variante Omicron sta soppiantando la delta in Umbria". Parola dell'epidemiologo e docente dell'università di Perugia, Fabrizio Stracci. Gli fa eco la collega Antonella Mencacci, primaria del reparto di microbiologia dell'ospedale di Perugia. La professoressa spiega che i 20 casi isolati in Umbria  "fanno parte di un totale di 66 inviati per il sequenziamento ma sono il 100% di quelli sospetti". Quelli cioè con la discordanza del gene S (drop out).

"Si tratta dei campioni della scorsa settimana. In questa fase è verosimile affermare che l'Omicron in tutta Umbria sia oltre il 50%", spiega ancora Mencacci. Mencacci e Stracci fanno parte del Cts umbro. Dal Nucleo epidemiologico stimano punte di variante Omicron all'80%. Questo spiega l'aumento esponenziale dei contagi negli ultimi giorni. Incremento destinato a proseguire in base alle previsioni. "Abbiamo notato che l'Omicron si diffonde con indici più elevati rispetto alle altre varianti. Nei cluster rileviamo che a fronte di un positivo la maggior parte di coloro che entrano in contatto con un positivo si contagia. Per questo durante le feste raccomandiamo sobrietà in tutti gli eventi che prevedono aggregazione", spiegano gli esperti.

Il fisico dell'ateneo perugino, Luca Gammaitoni, fa sapere all'Ansa che per smaltire il nuovo picco, a cui ha contribuito in modo determinante Omicron, "serviranno circa tre mesi". Siamo "nella fase esponenziale della creazione di un nuovo picco, cui seguiranno il flesso, il punto massimo e poi la decrescita. Per questo processo serviranno tre mesi". La buona notizia secondo Gammaitoni è che l'impatto sulle ospedalizzazioni e le terapie intensive "è finora modesto. E che i sintomi sono lievi, sia per motivi anagrafici", visto che il virus sta colpendo prevalentemente i giovani, "sia per la copertura vaccinale, soprattutto se estesa alla terza dose. Qui l'Umbria sta messa meglio della media nazionale che a sua volta sta sopra quella Europea. Tradotto: prudenza sì, panico no", conclude il docente di Fisica.