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Perugia, Tar sospende ordinanza del Comune: Agriflor può riprendere la produzione

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Il Tar chiamato a decidere

Alessandro Antonini
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Agriflor può riprendere la produzione. L'ordinanza del Comune di Perugia che il 25 novembre scorso ha stoppato l'attività dell'azienda di compost da rifiuti è stata sospesa dal Tar. Accolto il ricorso della ditta, presentato dagli avvocati Michele Bromuri e Francesco Falcinelli. Per il tribunale amministrativo "le prescrizioni impartite dall’Arpa e dalla Regione Umbria con riguardo al ripristino del layout del ciclo produttivo", la violazione delle quali era alla base dell'ordinanza impugnata "sarebbero state ottemperate da Agri Flor in riferimento alla rimozione dello scrubber e dell’ulteriore sistema di vaglio non autorizzati, rimanendo da ottemperare la sola prescrizione relativa alle due misurazioni nell’arco di 10 giorni sul punto di emissione E1 ed alla successiva trasmissione delle certificazioni analitiche, prescrizione la cui esecuzione richiederebbe il riavvio delle attività che coinvolgono il detto punto di emissione".

Questo uno dei motivi dell'ok al ricordo. Ma c'è di più. "Né le note dell’Usl Umbria 1 del né l’ordinanza sindacale impugnata - è scritto nella sentenza -  danno specificamente conto della concreta ed effettiva idoneità delle emissioni odorigene, pur sgradevoli, a produrre effetti negativi e significativi sull’ambiente ed a costituire pericolo per la salute dell’uomo". Peraltro, gli stessi tecnici dell’Usl "avevano ritenuto gli odori presenti nell’area dell’azienda di modesta entità, non idonei a dar luogo a gravi disagi ai lavoratori ed alla popolazione insediata nelle adiacenze dell’impianto e non necessitanti l’adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti a tutela della salute pubblica, mentre non emergono dagli atti del procedimento ulteriori documentati accertamenti delle autorità sanitarie in ordine alla pericolosità delle emissioni in questione per la salute umana ed alla conseguente necessità dell’attivazione del potere sindacale di ordinanza".

Il ricorso viene così accolto, dato che è "ravvisabile il rischio di danno grave e irreparabile per la società ricorrente, considerato che l’ordinanza gravata, se intesa nel senso di precludere l’intera attività imprenditoriale, impedisce di dare ottemperanza alla prescrizione sulla misurazione delle emissioni".