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Opere d'arte terremotate da salvare, si cercano 23 esperti per Santo Chiodo

Rosella Solfaroli
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Ci sono 23 incarichi di collaborazione tra restauratori, collaboratori/tecnici e storici dell’arte nel prossimo futuro del deposito di Santo Chiodo a Spoleto. Una struttura al cui interno sono conservate 7 mila opere provenienti dai luoghi colpiti dal sisma del 2016:  94 chiese, quattro musei, sette palazzi e depositi pubblici.

 

 

Un laboratorio-cantiere organizzato dall'Opificio delle pietre dure, nella sua qualità di componente dell'Unita di crisi coordinamento nazionale (Uccn) del MiC, in collaborazione con la Soprintendenza e l'Unita di crisi, Coordinamento regionale dell'Umbria (Uccr), ai fini della schedatura conservativa e della messa in sicurezza del patrimonio storico-artistico nelle regioni colpite dal grave sisma dell'Italia centrale di 5 anni fa.

 

 

E’ stato infatti pubblicato un avviso pubblico per la procedura di valutazione comparativa per l'affidamento di 23 incarichi totali di collaborazione coordinata e continuativa di cui 15 incarichi per il profilo di restauratore di beni culturali, quattro per il profilo di collaboratori restauratori/tecnici del restauro e altrettanti per storici dell’arte. A queste figure professionali verrà dato il compito di schedare e mettere in sicurezza conservativa le opere ricoverate all’interno del deposito. Con lo scopo di fornire alla Soprintendenza “dei dati tecnici esatti sulle necessità delle opere ricoverate sia come priorità sia come necessità di intervento – è scritto nell’avviso - per favorire la successiva assegnazione dei singoli lavori di restauro secondo le norme vigenti e per arrestare il procedere del degrado con interventi mirati e limitati, così da facilitare il successivo restauro e impedire l'aggravamento delle condizioni conservative”.

 

 

Per entrare nel dettaglio dei vari incarichi che verranno assegnati, i 15 restauratori saranno divisi in tre gruppi, il periodo di svolgimento del servizio sarà di otto mesi suddiviso in due periodi, separati o continuativi, a seconda di come risulterà possibile la programmazione. Ci saranno poi due incarichi per anno, ciascuno di sei mesi, per un totale di quattro per la figura di tecnico del restauro, "collaboratore restauratore di Beni culturali" come assistente e per la gestione del laboratorio e la stessa modalità verrà adottata per gli altri quattro con la specializzazione in beni storico artistici o il dottorato di ricerca nello stesso ambito. Il compenso previsto è di 2.500 euro mensili come importo “a corpo” omnicomprensivo per l’esecuzione di tutte le prestazioni oggetto dell'incarico e di ogni onere previsto dalla legge. Il bando scade il 31 gennaio.