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Umbria, in arrivo obbligo mascherine all'aperto. Su mezzi e al chiuso le ffp2

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Francesca Marruco
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Verrà emessa probabilmente nella giornata di oggi l’ordinanza regionale contenente le misure volte a frenare l’avanzata del contagio. Dopo il vertice del Comitato tecnico scientifico di lunedì pomeriggio e il pacchetto di interventi suggerito dagli scienziati ieri ci sono state interlocuzioni tra il commissario all’emergenza Covid, Massimo D’Angelo, e l’esecutivo regionale. 
Tra le misure che verranno adottate ci sono quelle riguardanti le mascherine: l’assessore alla Sanità, Luca Coletto, aveva anticipato al Corriere dell’Umbria l’idea riguardante le Ffp2 al chiuso. Probabilmente non sarà un obbligo, ma una raccomandazione. E’ verosimile che alla fine lo stesso ragionamento venga fatto per la mascherina da indossare a bordo dei mezzi pubblici: quella raccomandata sarà la ffp2. Per la protezione all’aperto invece dovrebbe arrivare l’obbligo, senza distinzione sul tipo di dispositivo da indossare.

 

Altre misure, spiega il commissario D’Angelo, “verranno prese in merito a ospedali e Rsa”. Si dovrebbe quindi andare verso una stretta sulle visite: solo una persona sia in ospedali che in Rsa per ogni degente. Il timore che il virus possa rientrare in queste strutture come accadde lo scorso inverno con lo strascico di malattia e morte è alto. Per lo stesso motivo si dovrebbe riprendere a testare sanitari con tamponi ogni settimana, a prescindere dal green pass. Il commissario Covid vuole anche raccomandare il ricorso allo smart working dove possibile nelle pubbliche amministrazioni, così come la dad al primo e non al terzo positivo in classe. Per quanto riguarda invece gli eventi - le feste di Capodanno con in testa quella della rai all’Ast di Terni, Umbria jazz Winter - per cui gli esperti del Cts vorrebbero limitazioni se non annullamenti, per il momento si dovrebbe attendere la linea che verrà adottata dal governo. Se saranno misure sufficienti a raffreddare la situazione di forte aumento dei contagi lo si vedrà nelle prossime settimane. 

 


Sperando che non “sfuggano” troppi positivi a causa della situazione di affanno in cui versano i servizi sanitari. Solo ieri nel distretto di Perugia sono stati processati 250 casi, ma ce ne sono altrettanti da recuperare. Per ogni caso per cui il tracciamento arriva tardi ci sono altri potenziali positivi che se non diventano sintomatici e si autoisolano possono continuare a muoversi e infettare. Ma l’imbuto che crea ritardo non è solo per il tracciamento, dove c’è sia grande difficoltà per la mancanza di risorse umane che la consapevolezza che con numeri così alti di fatto non si traccia, ma si insegue il virus. La seconda strettoia è quella dei tamponi: Perugia è il caso estremo con un solo drive-through in cui si è arrivati anche a 1.000 prelievi negli ultimi giorni. Basti pensare che a ieri sera il primo tampone disponibile nel capoluogo di regione era il 29 dicembre. E infine ci sono i laboratori: chi ci lavora sta facendo turni infiniti per processare i tamponi in tempo utile a frenare il contagio. Ma sono pochi: sono infatti attivi per il Covid solo il laboratorio di Perugia, della professoressa Antonella Mencacci - da sempre in prima linea per la lotta alla pandemia - e quello di Spoleto. Un fronte, quello dell’individuazione dei casi in tutte le sue fasi, che appare sguarnito a cospetto della nuova avanzata del virus che al contrario sembra più che mai imponente.