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Terrorismo ed eversione, Michele Fabiani torna libero: revocati i domiciliari

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Michele Fabiani torna libero. Il tribunale del Riesame di Perugia, nella mattina di giovedì 16 dicembre, ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a cui il 34enne di Spoleto era sottoposto da poco più di un mese nell'ambito di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Perugia, coordinata dal pm Manuela Comodi, su un presunto gruppo anarco-insurrezionalista.

 

 

I giudici del Riesame (presidente Giuseppe Narducci a latere Emma Avella e Lidia Brutti) hanno quindi accolto l'impugnazione del difensore di Fabiani, l'avvocato Carmelo Parente, e annullato l'ordinanza del gip Valerio D'Andria, che aveva disposto sei misure cautelari a carico di altrettanti indagati iscritti a vario titolo nel registro per istigazione al terrorismo ed eversione dell’ordine democratico attraverso il periodico clandestino Vetriolo. Il Riesame ha anche revocato la misura della custodia cautelare in carcere a carico di Alfredo Cospito, il principale indagato, considerato l’ideologo del gruppo, che resta comunque in carcere per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo, Roberto Adinolfi, gambizzato nel 2012 a Genova, e condannato a vent’anni nel processo Scripta Manent contro il Fai. I giudici, infine, hanno anche annullato le misure più lievi emesse a carico di altri due indagini, che dall'11 novembre scorso erano sottoposti all’obbligo di firma o di dimora in varie città d’Italia.

 

 

Per conoscere le motivazioni della decisione del Riesame occorrerà attendere al massimo 45 giorni, termine entro il quale saranno depositate. Nel frattempo, però, l'avvocato Parente ricorda che l'impugnazione per liberare Fabiani, che in sede di interrogatorio di garanzia ha scelto di fare scena muta, è stata incardinata sul discrimine tra la libertà di pensiero e l'istigazione, contestando sul punto diversi passaggi dell'ordinanza. Il gip, comunque, aveva già indicato come le “uniche azioni concretamente offensive emerse nel corso dell’indagine” fossero limitate “all’imbrattamento di alcune pareti dei muri di Spoleto con scritte oltraggiose e genericamente minacciose”.