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Orvieto è il Comune con il maggiore incremento di consumo di suolo

In Umbria nel 2020 ci sono stati 48 ettari edificati in più rispetto all'anno precedente, di cui 7,14 nella città della Rupe

Gabriele Burini
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In Umbria, nel 2020, ci sono stati 44.427 ettari di suolo consumato - ovvero la quantità complessiva di suolo con copertura artificiale esistente - pari al 5,26% del totale. Per quanto riguarda il consumo di suolo - ovvero l’incremento della copertura artificiale rispetto allo scorso anno - nel 2020 ci sono 48 ettari consumati in più rispetto al 2019. A livello comunale, guida questa speciale classifica Orvieto, con un incremento di 7,14 ettari netti rispetto all’anno precedente. 

 


I dati sono stati riportati nell’edizione 2021 del Rapporto sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, che fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del territorio. Il rapporto, prodotto dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) assieme all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e all’Arpa regionale, evidenzia come l’Umbria sia al di sotto della media delle altre regioni per quanto riguarda il consumo di suolo. Se il cuore verde, come visto, ha avuto un aumento di 48 ettari, in Lombardia si arriva a 765. “Il dato, se confrontato con le altre Regioni, è positivo - commenta Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria - Se però andiamo ad analizzare i singoli Comuni umbri, vediamo che ci sono alcuni territori che hanno consumato molti ettari nonostante il 2020 sia stato un anno caratterizzato dalla pandemia”.

 


Difatti, a fronte di alcuni Comuni con valore negativo (come Castiglione del Lago), ci sono altri territori come Orvieto con un valore più alto. La città della Rupe ha 7,14 ettari in più rispetto al 2019. Seguono Todi (5,65), Terni (3,59), Spoleto (3,16) e Perugia (2,90). “Bisognerebbe capire perché c’è stata questa esigenza di costruire ulteriormente - evidenzia ancora Zara - Sono stati consumati ancora ettari di terreno con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista anche dei cambiamenti climatici, visto che il suolo assorbe Co2. Inoltre c’è anche il discorso sulla mobilità, visto che si continua a costruire spesso in luoghi periferici dove serve l’automobile per arrivare e si alimenta il circolo vizioso di inquinamento”.