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Umbria, l'allarme di Confesercenti: "Amazon e rincari frenano lo shopping di Natale"

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"Tasse e rincari rischiano di frenare lo shopping di Natale. Se si aggiunge la concorrenza spietata di Amazon, ecco che il gioco è fatto”: a parlare è Giuliano Granocchia, presidente regionale della Confesercenti che tira un primissimo bilancio sull’andamento dello shopping delle feste. “Le perplessità sono diverse, in questo momento andiamo cauti - evidenzia Granocchia - anche se un minimo di speranza ce la regala il fatto che quest’anno, grazie a un minore ricorso alla cassa integrazione, le tredicesime saranno di circa il 10% più alte. Una iniezione di liquidità importante che va però a scontrarsi con le tante incognite legate alla pandemia, dal timore che il numero dei contagi si alzi all’andamento della fiscalità locale”.

 

 

 

 

 

 

Lo shopping di Natale, comunque, se pur a rilento è iniziato. Bene, secondo Confesercenti, il settore dell’elettronica che ormai da qualche anno fa da traino al commercio. “Per effetto delle ristrutturazioni legate al 110% stiamo avendo positivi riscontri anche sulla vendita di arredamento per la casa”, spiega Granocchia. E a sorpresa tirano anche i libri per ragazzi. Ancora in stallo le vendite di abbigliamento e borse, come spiega Carlo Petrini, presidente per l’Umbria di Federmoda Confcommercio. “La corsa agli acquisti non è ancora partita, fortemente condizionata anche dall’online che ormai ha radicalmente cambiato il modo di fare spesa. Certo, tra tasse e rincari i timori di una stagione non propriamente entusiasmante ci sono. Ma vogliamo essere ottimisti, spesso la settimana che precede il Natale si rivela quella decisiva”.

 

 

 

 

La compressione dei consumi delle famiglie viene evidenziata anche da un’indagine di Confesercenti secondo la quale in due anni in Umbria si sono persi 3.338 euro di spesa. A pesare sul calo dei consumi diversi fattori. Innanzitutto, i lockdown e le restrizioni che hanno interessato il nostro Paese tra il 2020 e i primi sei mesi del 2021; ma incidono anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza, che porta le famiglie a mantenere un tasso di risparmio ancora ben superiore rispetto a quello dei periodi precedenti alla pandemia.