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Terni, carcere di Sabbione tra violenze e sovraffollamento: 25 detenuti a breve verranno trasferiti

Simona Maggi
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“Nei prossimi giorni 25 detenuti della casa circondariale di vocabolo Sabbione, a Terni, verranno trasferiti in altre strutture”.

Queste le parole del deputato umbro del Pd, Walter Verini, membro della commissione giustizia della Camera, venerdì 10 dicembre 2021 al termine della visita nel carcere di vocabolo Sabbione, accompagnato dal collega di partito Sandro Corradi. Presente all'incontro anche il vice segretario regionale dell’Ugl e consigliere nazionale Sippe-Sinappe, Francesco Petrelli.

 

 

Una visita voluta dal deputato dopo l'ultimo episodio, in ordine di tempo, accaduto qualche giorno fa, quando un detenuto si è autolesionato e, dopo essere stato portato in infermeria, ha sputato sangue e saliva contro l'infermiera che si stava prendendo cura di lui.

“Nel carcere di Terni c’è una situazione particolarmente difficile – ha spiegato Verini - gli episodi che sono accaduti nelle ultime settimane hanno messo a dura prova la capacità di tenuta che è garantita da una straordinaria professionalità degli agenti di polizia penitenziaria, di tutto il personale, della stessa direzione del carcere. Tuttavia bisogna intervenire perché c’è un numero di detenuti superiore (520 contro 416 che dovrebbero essere) alla capienza necessaria in rapporto soprattutto alla mancanza di personale. Ci sono quasi 40/45 addetti alla polizia penitenziaria che mancano”.

 

Anche Petrelli è intervenuto per fare il punto sul carcere ternano: “Verini ha visitato l'istituto – ha detto il sindacalista - in vista della visita ufficiale del capo del dipartimento amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, del 14 dicembre 2021, alle 10, direttamente sollecitata per la situazione contingente. Come sindacato chiediamo l'avvicendamento immediato della responsabile al Prap Toscana-Umbria della gestione trasferimento detenuti, Angela Venezia, per la collocazione dei detenuti comuni, ordine sicurezza e di soggetti psichiatrici con nulla osta rivedibile. Una situazione incandescente per una casa circondariale che dovrebbe contenere soggetti fino a cinque anni di reclusione ed adattato a struttura di massima sicurezza con sei tipologie di circuiti".

"Una struttura allo stremo con le inevitabili conseguenze esterne, con un contingente insufficiente a gestire l'ordinaria amministrazione e con un personale ruolo sotto ufficiali inferiore rispetto all'organico degli istituti umbri. Sempre in difficoltà, la periferia del Provveditorato e l'istituto dell'Umbria del sud convive giornalmente in questa situazione. Il grido d'allarme - conclude Petrelli - è ormai continuo e tutte le istituzioni a vario titolo non possono che assumersi le proprie responsabilità".